Il Corsaro Nero e I Pirati dei Caraibi!
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I Pirati dei Caraibi sono veronesi. No, non sono impazzito e vi sorprenderà sapere che il Jolly Roger dovrebbe battere il tricolore mentre Jack Sparrow, al posto del grog o del rum sarebbe più opportuno che sorseggiasse un buon calice di Valpolicella ripasso. L’inventore del Corsaro Nero, lo scrittore più fecondo e avventuriero di sempre, si chiamava Emilio Salgari. Dal suo cuore e dalla sua penna sempre mal ripagata dagli editori, abbiamo avuto in eredità tantissimo: Sandokan il pirata della Malesya per esempio, ma altre centinaia di avventure e libri che hanno e stanno facendo sognare generazioni.
Nato a Verona nel 1862, lo scrivo con orgoglio, iniziò sin da piccolo la carriera di temerario costruendosi una zattera che affondò quasi subito: voleva navigare l’Adige da Verona al mare. In fondo, rimanevano i Poli, l’Africa e l’Asia da esplorare… e ne aveva tutta l’intenzione.
Ecco perché studiò all’istituto nautico di Venezia ma non riuscì mai a superare l’esame che gli avrebbe permesso di diventare capitano. Ciò nonostante, pare che lo scrittore amasse vantarsi di aver vissuto di persona burrascose avventure marinaresche, dando così brio alla sua vita e qualcosa da raccontare agli ascoltatori.
Quel che è certo è che Salgari dedicò molto tempo allo studio di mappe nautiche, manuali e cronache di viaggio, tanto da rendere credibili i suoi romanzi, grazie ad accurate descrizioni che conducono il lettore in luoghi esotici ai confini del mondo. Era diviso tra il suo scrittorio e le biblioteche. Di sicuro, la sua vita è stata burrascosa e avventurosa, ma non nel modo che sperava andasse.

Dopo il tentativo veneziano, naufragato come la zattera di bambino, iniziò a scrivere La tigre della Malesia che venne pubblicata a puntate nel 1883 sul piccolo giornale veronese “La nuova Arena”. La sua letteratura era per ragazzi, ma quei ragazzi lettori facevano vendere copie su copie. Il suo successo non stava piacendo a tutti, specialmente al collega giornalista dell’ “Adige” Giuseppe Biasioli che si permise di insultare lo scrittore dalle pagine del suo giornale.
Salgari senza pensarci due volte lo sfidò a duello, puntando sulla sua abilità come spadaccino. Ovviamente lo scrittore vinse, mandando a casa il rivale con una lieve ferita e la stima sotto i tacchi. In fondo, era un corsaro, ma non uno qualsiasi, era il corsaro nero.
Nel 1892 Salgari si sposa e si trasferisce a Torino dove inizia un’attivitĂ letteraria cosĂ intensa che venne accompagnata dal consumo sfrenato di alcolici e sigarette. Secondo la leggenda Salgari arrivava a fumare quasi cento sigarette al giorno.Â
I suoi libri ebbero subito un grande successo di pubblico, tanto che nel 1897, anno in cui si spostò a Genova, lo scrittore venne insignito del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia”. I romanzi di Salgari infatti vendettero negli anni centinaia di migliaia di copie ma lo scrittore preferì sempre essere pagato con uno stipendio fisso (spesso basso), piuttosto che con una percentuale sulle vendite, penalizzandolo tantissimo. Nonostante ciò, quell’anno, vicino al mare che gli diede ispirazione, nacque la figura del Corsaro Nero.
Lo scrittore, geniale quanto Jules Verne, scrisse il primo romanzo di fantascienza in Italia. Si trattava di Le meraviglie del duemila (scritto nel 1907) e racconta la storia di due scienziati che, grazie ad uno stratagemma, riescono a viaggiare nel tempo venendo catapultati nell’anno 2003.
La vita famigliare segnò il suo destino: perse alcuni figli e la moglie finĂ in manicomio. Per ben due volte tentò il suicidio e alla fine ci riuscĂ. MorĂ in maniera epica, togliendosi la vita in modo atroce, lacerandosi gola e viscere con un rasoio, imitando così il suicidio rituale dei samurai (il famigerato seppuku). Sul tavolo della cucina mise alcune lettere, due di queste erano indirizzate agli editori e ai direttori dei giornali, che avevano sfruttato il suo lavoro dandogli in cambio solo briciole.
Ma Salgari aveva oceani e navi nella testa, un cuore da corsaro nel petto e la penna, affilata e luccicante, ci ha regalato mondi. La zattera di bambino naviga ancora sul fiume Adige diretta verso l’Adriatico e con il vento in poppa.
Emanuele Piva

