Thursday, August 27, 2026
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RENZO PIANO costruire con leggerezza Lettura C1

Renzo Piano · Offbeatitalia
Offbeatitalia
Ritratti & DesignLivello C1

Il maestro della luce

Renzo PianoCostruire con leggerezza

Da Genova al mondo: ritratto dell'architetto italiano più celebre, che ha fatto della luce e della leggerezza la propria firma.

Le parole sottolineate hanno una guida: passa il mouse (o toccale sul telefono) per la traduzione inglese e alcuni sinonimi.

C'è un filo che lega ogni sua opera, da Parigi a Osaka, da Londra ad Atene: la luce. Renzo Piano, il più celebre architetto italiano vivente, ha passato la vita a inseguirla, a domarla e a farne materia da costruzione. Genovese, figlio e nipote di costruttori, ha disseminato per il mondo circa centoventi edifici — musei, ponti, grattacieli, teatri — che sembrano quasi sospesi, tanto sono leggeri. Ma dietro l'immagine dell'«archistar» si nasconde un uomo che ama definirsi, semplicemente, un artigiano.

01Radici genovesi

La sua storia comincia a Genova, nel quartiere di Pegli, il 14 settembre 1937. La famiglia Piano costruiva case e fabbriche da generazioni: il piccolo Renzo cresce tra i cantieri del padre, imparando il peso della sabbia e la fatica delle mani. È un'eredità che non lo abbandonerà mai. Dopo la laurea al Politecnico di Milano, nel 1964, frequenta lo studio di Franco Albini, maestro del rigore e della cura artigianale. Da lì nasce una convinzione che diventerà la sua firma: ogni dettaglio, per quanto minuscolo, ha un peso e una dignità. Non stupisce che, ancora oggi, Piano preferisca definirsi «costruttore» piuttosto che artista. E sullo sfondo, sempre, il mare di Genova con le sue barche a vela — simbolo perfetto di quella leggerezza che Piano insegue in ogni progetto.

02Il colpo di fulmine parigino

La svolta arriva prestissimo. Nel 1971, poco più che trentenne, Piano vince insieme all'inglese Richard Rogers un concorso internazionale al quale partecipano seicentottantuno architetti da quarantanove Paesi. Il progetto è il Centre Georges Pompidou di Parigi. Quando l'edificio viene inaugurato, nel 1977, fa scandalo: le tubature, le scale mobili, l'intera struttura sono esposte all'esterno, come le viscere di una macchina. Molti gridano allo scempio. Eppure, in pochi anni, quella «raffineria» colorata diventa un'icona amata in tutto il mondo. È l'inizio della cosiddetta architettura high-tech, ma è anche la prova che un edificio pubblico può essere allegro, aperto, democratico. Insieme a Rogers, e poco dopo a Norman Foster, Piano diventa uno dei padri di una nuova stagione dell'architettura mondiale. Ancora oggi, davanti al Beaubourg, migliaia di persone si siedono ogni giorno sulla grande piazza inclinata.

03La bottega

Piano non ama l'idea del genio solitario. Nel 1981 fonda il Renzo Piano Building Workshop, uno studio con sedi a Genova, Parigi e New York, dove lavorano oltre cento architetti di ogni nazionalità. Non è un caso che abbia scelto la parola «workshop», cioè «bottega»: come nelle botteghe rinascimentali, qui si progetta insieme, si discute, si costruiscono modelli con le mani. L'architettura, per lui, è un mestiere collettivo e paziente, fatto di prove ed errori, non un gesto d'ispirazione improvvisa. Nel workshop si costruiscono modelli in scala, si toccano i materiali, si verifica ogni giunto: la teoria, da sola, non gli è mai bastata.

Non un genio solitario, ma una bottega: l'architettura come mestiere paziente, fatto con le mani.

04La materia della luce

Se c'è una parola che riassume la sua opera, è «leggerezza». Piano detesta gli edifici che schiacciano e intimidiscono; predilige strutture esili, diafane, in cui il vetro e l'acciaio lasciano entrare la luce naturale. Non a caso è stato soprannominato «l'architetto della luce». Ogni suo progetto dialoga con il contesto — la città, il paesaggio, la storia del luogo — e cerca di restituire spazio alle persone: piazze, giardini, luoghi d'incontro. A questa sensibilità si aggiunge, negli ultimi decenni, una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale. Alcuni suoi edifici, come la California Academy of Sciences di San Francisco, sono ricoperti di prati e giardini pensili, veri e propri pezzi di natura sollevati verso il cielo.

05Un mondo di opere

Elencare i suoi capolavori significa fare il giro del pianeta. A Londra svetta lo Shard, il grattacielo di vetro a forma di scheggia che, all'inaugurazione nel 2012, era il più alto d'Europa. A Roma c'è l'Auditorium Parco della Musica, con le sue tre grandi sale a forma di scarabeo. E poi il Whitney Museum di New York, il centro culturale della Fondazione Niarchos ad Atene, l'aeroporto di Kansai in Giappone, costruito su un'isola artificiale. Ci sono poi la Menil Collection di Houston, l'İstanbul Modern in Turchia e l'Academy Museum del cinema a Los Angeles: un catalogo che attraversa continenti e culture. Ogni volta, però, il metodo è lo stesso: ascoltare il luogo, poi far entrare la luce. Ogni opera è diversa, perché nasce dal suo luogo; eppure tutte portano la stessa impronta di rigore e leggerezza.

06Il ritorno a Genova

Nel 2018 un evento tragico riporta Piano alla sua città: il crollo del Ponte Morandi, in cui perdono la vita quarantatré persone. L'architetto, profondamente colpito, decide di progettare il nuovo ponte e di donarlo a Genova, senza chiedere alcun compenso. Il Ponte Genova San Giorgio, inaugurato nel 2020, ricorda uno scafo bianco e luminoso, sospeso sulla valle: un omaggio discreto alla città e a chi non c'è più. Lungo il suo profilo, quarantatré lampade illuminano la notte, una per ogni vittima del disastro. Poche opere raccontano meglio il suo modo di intendere l'architettura come un servizio.

07Il senatore e il «rammendo»

Nel 2013 il presidente Giorgio Napolitano lo nomina senatore a vita. Piano, però, non è tipo da poltrone: devolve l'intero stipendio da senatore a un gruppo di giovani architetti, il progetto G124, dedicato al «rammendo» delle periferie, cioè al recupero paziente dei quartieri dimenticati. È la sintesi del suo pensiero: l'architettura non deve servire ai potenti, ma migliorare la vita di tutti. A ottantotto anni, insignito del Pritzker e persino di un asteroide che porta il suo nome, Renzo Piano continua a lavorare con la stessa curiosità di sempre. Nel 2006 era stato il primo italiano a entrare nella lista delle cento personalità più influenti del mondo stilata dal Time; due anni prima, nel 2004, aveva creato a Genova una Fondazione per formare i giovani architetti.

In fondo, la sua lezione è semplice quanto rivoluzionaria: costruire con leggerezza, lasciare entrare la luce, mettere le persone al centro. Un insegnamento che nasce, forse, proprio là dove tutto è cominciato: su una barca a vela, davanti al porto di Genova. Perché per Piano, in fondo, costruire non è imporre, ma dialogare — con la luce, con il luogo, con chi quegli spazi li abiterà. È forse questo il suo lascito più prezioso: l'idea che la bellezza non sia un lusso, ma un diritto di tutti.

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Fonti verificate

  1. Treccani — Renzo Piano (biografia, temi, Pritzker 1998, senatore a vita dal 2013).
  2. Wikipedia — Renzo Piano (Genova 1937, famiglia di costruttori, RPBW, Time 100, asteroide 216241).
  3. Domus — Opere e biografia (Pompidou, Whitney, riconoscimenti).
  4. Biografieonline — Biografia (Shard 2012; Viadotto Genova San Giorgio 2019–2020, dopo il crollo del Morandi).

Offbeatitalia · Lettura graduata C1 (QCER · PLIDA · CILS · CELI) · Testo di Emanuele Piva

Emanuele Piva Direttore Offbeatitalia

 

 

Albo unico nazionale dell’Ordine dei giornalisti  – del Lazio

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