Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

CIAO – L’origine del saluto italiano

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Immaginate di essere a Venezia nel 1400, di camminare tra le calli e di guardare le navi che con il loro andirivieni fanno la storia del commercio marittimo: quando Cipro era un dominio e Genova l’acerrima nemica. Quando le porte del sol levante illuminavano piazza San Marco. Ci passa accanto un uomo e come abitudine saluta chi incontra, ci saluta. Rimaniamo basiti, all’inizio stentiamo a capire la parola pronunciata “s’ciao” e proseguiamo camminando sul lungo mare oltre l’Ammiragliato (dove oggi troveremmo la Biennale), poco convinti. Ci girano nella testa quelle cinque letterine e alla fine, colti da una improvvisa intuizione copernicana, capiamo cosa ha detto. La parola è CIAO. Al tempo, nella Serenissima Repubblica, vigeva l’abitudine di salutare qualcuno dichiarandosi suo schiavo, “s’ciao” appunto, che orginerà la parola ‘ciao’ perdendo la “s” iniziale. Un antico saluto orale veneziano che forse proveniva dal latino “sclavum”, variante di “slavum”, quando l’impero riduceva in schiavitù le genti slave.  Ciao inizialmente non era certo sinonimo di confidenza! poi venne accompagnato dal rispettoso aggettivo possessivo Vostro, nella forma “schiavo vostro”. In ogni caso, la prima attestazione scritta di «ciao» la ritroviamo nel1818 quando il tragediografo cortonese Francesco Benedetti in una lettera accenna alle gentilezze ricevute da una signora che lo conduce alla Scala e dai milanesi in genere: «Questi buoni Milanesi cominciano a dirmi: Ciau Benedettin».  Un anno dopo, nel 1819, la scrittrice inglese Lady Sidney Morgan allude al comportamento di alcuni spettatori che in un palco della Scala si scambiano un «cordial ciavo».  Altra conferma arriva da una lettera della contessa veronese Giovanna Maffei (e qua gioco in casa), che nel 1818 riferisce al marito i saluti del figlio ancora bambino: «Peppi à appreso a dire il tuo nome, e mi disse di dir ciao a Moti». L’espressione «schiavo vostro» o «servo vostro», comune secoli fa, si ritrova, anche nelle commedie di Goldoni (1707-1793) e nella formula germanica di cortesia “servus”, che significa la stessa cosa. Oggigiorno “ciao” è un saluto italiano informale, oserei dire amichevole, famoso quanto la pizza e apprezzato anche fuori dal Bel paese. Abbiamo esportato anche questo. D’altro canto, essendo un saluto che si origina da Venezia, non poteva fare altro che prendere una nave e partire prima o poi. Dal ritornello della canzone di Lucio Dalla “Ciao” a quella dei partigiani “Bella ciao” in auge grazie alla serie tv “La Casa di Carta”, dai film alle espressioni colloquiali, “ciao” si è diffusa sempre di più diventando, nei secoli, una delle parole più utilizzate ed amate del vocabolario: la più semplice, d’uso comune, la più quotidiana. Personalmente amo questo delizioso biglietto da visita, specialmente se accompagnato al rituale gesto della mano e da un sorriso. Siamo italiani…

Emanuele Piva

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