Il coperto
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La storia del COPERTO
La nostra storia si apre sulla terrazza di un locale veronese che propone una vista mozzafiato dalla collina della cittĂ vecchia. E’ mezzogiorno ed il cameriere Clemente, porta il conto a Piero, uno dei clienti abituali della Locanda “Dal Poeta”, diretta e condotta da Dante, il ristoratore esuberante. Piero controlla il conto e nota sullo scontrino, piccolino ma non abbastanza, una voce curiosa a cui non aveva mai prestato attenzione prima. Tra i tanti importi: acqua, vino, bistecca… compare anche quella del coperto. Un coperto salato peraltro, ben 4 euro.Â
Piero: Clemente, perché mi avete addebitato la voce coperto? Sto pure in terrazza, il sole splende e non c’è neanche l’ombrellone per ripararsi all’ombra.
Clemente non sa proprio rispondere a questa insidiosa domanda, anzi inizia a farfugliare qualcosa ma alla fine si arrende. Pensa di chiamare il suo padrone, il proprietario dell’ambiente.
Arriva Dante canticchiando…
Dante: Nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai l’arrosto tra le dita, quale gioia e che dolore non poter rimettere la carne nel congelatore.
Dante: Piero dimmi tutto, nel lamento mi ci butto e condendo una spiegazione, troverò la soluzione.
Piero spiega a Dante d’aver trovato la dicitura “coperto” e vorrebbe capirne di più…
Dante:Â Mio caro cliente adorato, non sei stato da me fregato. Devi sapere che nel medioevo, il coperto era una tassa, un costo insomma, che gli osti come me, imponevano di pagare ai clienti come te, per poter adoperare del posto a sedere, soprattutto in inverno, al coperto appunto.
Piero:Â Va bene, e quindi?
Dante: Assieme al coperto, questa spesa comprendeva anche l’uso di tovaglie, tavoli, tovaglioli e posate.
Piero: Mica potevano mangiare con le mani, Dante ti burli di me? Sovrano poeta della carota, non sono un’idiota… per fare le rime che ti piacciono tanto.
Dante: Calma amico mio, una volta i clienti più poveri potevano portarsi il cibo da casa e avevano necessità di adoperare le masserizie per mangiare, non potendosele comprare personalmente. Altri invece, avevano necessità solamente di ripararsi e di riposare, senza mangiare. In questo modo, il ristoratore si garantiva i proventi da parte di tutte le categorie di persone. Il coperto però non veniva addebitato agli avventori che consumavano i cibi preparati dal locandiere, ed il costo delle attrezzature e la successiva pulizia del posto occupato dal cliente, veniva assorbito nel prezzo dei consumi…
Clemente, il cameriere irriverente, interviene nella conversazione mettendo a tacere Dante, pensando però di far del bene e dar man forte al suo padrone, che a sentirlo gli erano già spuntate   le corna ed il forcone.
Clemente: Dante mio padron non ti crucciare e lasciami continuare, mostrandovi il cellulare. Ivi ho trovato il proseguo della spiegazione, per fornire la convinzione. Nei primi anni del Novecento dovete sapere, pane e acqua erano stati inclusi in questo o-nè-re: il coperto.
Dante: si dice ò-ne-re ignorante…
Clemente: lo so, ma di parole ne sbaglio tante, volevo solo far la rima… e rendere il mio padrone  più fiero di prima. Il guadagno vero veniva dal vino, ecco perché il coperto non esiste dappertutto. In Francia fin dal 1987 un decreto ha stabilito che nei prezzi esposti al pubblico debba essere già compreso coperto, servizio, pane e una brocca d’acqua.
Piero: Interessante, molto interessante ma non siamo più nel medioevo e questa tassa mi sembra ingiustificata, io che ho fatto di male,?vengo qua solo a mangiare…
Dante:Â Grazie Clemente, dovrei chiamarti cameriere deficiente, ora va via e porta con te la tua euforia.
Dante si scusa con Piero, dicendo che non esiste una vera e propria legge che sancisca il coperto e che le regioni si regolino secondo la loro autonomia. C’è solamente l’obbligo di esporre sul listino all’esterno del locale la voce generica “ servizio”.
Dante: Caro mio affezionato cliente, cosa posso fare per fartela passare? Ah sì ora lo so. Clemente? Porta un dolce e un limoncello al nostro cliente più bello. E non dimenticare le posate…
Emanuele Piva

