SE L’ITALIA AVESSE ANCORA UN RE – Lettura livello B1
Un gioco della fantasia
Se l'Italia avesse ancora un reChi salirebbe sul trono?
L'Italia è una repubblica dal 1946. Ma se fosse ancora una monarchia, chi regnerebbe oggi? La risposta è più complicata di quanto sembri.
di Emanuele Piva · Offbeatitalia
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Facciamo un piccolo gioco: immaginiamo che l'Italia non sia una repubblica, ma una monarchia. Chi sarebbe, oggi, il re o la regina? La risposta sembra semplice, ma nasconde una storia lunga e piena di sorprese. Perché in Italia, un tempo, un re c'era davvero — e la sua famiglia esiste ancora. Andiamo a scoprire chi siederebbe, oggi, su un trono che non c'è più. Preparatevi: la risposta ci porterà indietro nel tempo, fino a un giorno di quasi ottant'anni fa.
01L'Italia, un tempo, aveva un re
Molti dimenticano che l'Italia, per quasi un secolo, è stata una monarchia. Dal 1861, anno dell'unità del Paese, fino al 1946, sul trono sedettero i re della famiglia Savoia. I Savoia erano un'antica dinastia, originaria del Piemonte, che governò l'Italia per circa 85 anni. Il primo re fu Vittorio Emanuele II; l'ultimo si chiamava Umberto II. In mezzo ci furono momenti di gloria, ma anche pagine molto difficili, come le due guerre mondiali e il periodo del fascismo. Il regno di Umberto II, però, fu brevissimo: durò solo quaranta giorni. Per questo è passato alla storia con un soprannome curioso: il «re di maggio». I Savoia, in realtà, erano una delle famiglie più antiche d'Europa: la loro storia comincia in Piemonte quasi mille anni fa, e la loro città più importante era Torino. Nel 1946, poco prima del referendum, il vecchio re Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto, sperando di salvare la monarchia. Ma ormai era troppo tardi. Il regno di Umberto durò così poco che molti italiani, oggi, non ne ricordano nemmeno il nome. Eppure quel breve regno segnò la fine di un'epoca lunga quasi novant'anni.
02Il referendum del 1946
Che cosa successe, allora, nel 1946? Alla fine della Seconda guerra mondiale, l'Italia era un Paese distrutto e diviso, e gli italiani dovevano decidere il loro futuro. Così, il 2 giugno 1946, si tenne un referendum: un voto in cui il popolo doveva scegliere tra monarchia e repubblica. Fu un giorno storico, anche perché, per la prima volta, votarono anche le donne. Il risultato fu chiaro, ma non netto: vinse la repubblica, con circa il 54% dei voti, contro il 46% della monarchia. L'Italia, insomma, era spaccata quasi a metà: il Nord scelse soprattutto la repubblica, mentre il Sud rimase in gran parte fedele al re. Quel giorno andò a votare quasi il 90% degli italiani: un numero enorme. Fu un momento decisivo, in cui un intero popolo scelse, con una matita e una scheda, la propria forma di governo.
I risultati furono proclamati ufficialmente il 10 giugno. Umberto II protestò, ma alla fine, per evitare scontri, decise di lasciare il Paese e partì per l'esilio in Portogallo. Non tornò mai più. Da quel giorno, sul palazzo del governo, a Roma, sventolò la bandiera italiana senza più lo stemma dei Savoia. Non tutti, però, accettarono subito la sconfitta: alcuni sostenitori della monarchia parlarono addirittura di errori nel conteggio dei voti. Ma la decisione era ormai presa, e l'Italia diventò ufficialmente una repubblica.
03Un divieto lungo cinquant'anni
La nuova repubblica volle chiudere per sempre con il passato. Nella Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, fu scritta una regola severa: ai re Savoia e ai loro discendenti maschi era vietato entrare in Italia. Per più di cinquant'anni, quindi, i membri maschi della famiglia reale non poterono mettere piede nel loro Paese d'origine. Solo nel 2002 questa regola fu finalmente cancellata, e i Savoia poterono di nuovo tornare in Italia. Fu la fine di un lungo esilio, ma non la fine dei problemi. Ma perché una regola così dura? La giovane repubblica aveva paura che il ritorno dei Savoia potesse riportare in vita la monarchia; per questo preferì tenere la famiglia reale lontana. Umberto II, intanto, morì in esilio nel 1983, senza aver mai più rivisto l'Italia.
Se oggi l'Italia avesse un re, sarebbe un Savoia. Ma quale Savoia? Qui comincia il bello.
04Allora, chi sarebbe re oggi?
Torniamo alla nostra domanda: se oggi l'Italia fosse ancora una monarchia, chi sarebbe il re o la regina? La risposta, in teoria, è semplice: sempre un membro della famiglia Savoia, cioè un discendente diretto degli antichi re. Ma qui arriva la sorpresa. Non tutti sono d'accordo su chi sia, oggi, il vero «capo» della famiglia. Da anni, infatti, due rami dei Savoia si contendono questo ruolo. È una specie di disputa di famiglia, con tanto di titoli, avvocati e vecchie regole. Ma che cosa significa, di preciso, essere «capo» della famiglia? Significa portare i titoli più importanti e rappresentare la dinastia. In una vera monarchia, quella persona sarebbe il re. Oggi, però, come vedremo, si tratta solo di un titolo d'onore.
05La disputa in famiglia
Da una parte c'è Emanuele Filiberto, nato nel 1972. È il figlio di Vittorio Emanuele, che a sua volta era il figlio dell'ultimo re, Umberto II. Alla morte del padre, nel febbraio 2024, Emanuele Filiberto ha cominciato a firmarsi «capo della Real Casa di Savoia». Dall'altra parte, però, c'è suo cugino Aimone, nato nel 1967, che appartiene a un altro ramo della stessa famiglia, chiamato «Savoia-Aosta». Anche Aimone, e i suoi sostenitori, ritengono di essere i legittimi capi della dinastia.
Ma da dove nasce questa disputa? Secondo alcuni, Vittorio Emanuele avrebbe perso i suoi diritti a causa del suo matrimonio, considerato non adatto a un futuro re. Per questo motivo, dal 2006, il ramo dei Savoia-Aosta ha cominciato a rivendicare il ruolo di capo della famiglia. Da allora, i due rami non hanno più trovato un accordo. Il padre di Aimone, Amedeo di Savoia-Aosta, aveva guidato questo ramo fino alla sua morte, nel 2021; poi il ruolo è passato al figlio. Da allora, i due cugini — Emanuele Filiberto e Aimone — rappresentano le due «anime» della stessa antica famiglia. Ogni tanto la disputa torna sui giornali, soprattutto quando muore un membro importante della famiglia, oppure quando qualcuno usa un titolo che l'altro ramo considera «non suo». Chi ha ragione? È difficile dirlo: la questione è complicata e va avanti da molti anni. E, naturalmente, si tratta solo di titoli simbolici, perché in Italia non esiste più nessun trono.
06Una possibile prima regina
C'è poi un dettaglio moderno e interessante. Per secoli, nella famiglia Savoia, valeva una regola antica: solo i maschi potevano ereditare il trono. Questa regola si chiamava «legge salica». Nel 2019, però, Vittorio Emanuele decise di cambiarla, per permettere anche alle donne di guidare la famiglia. Grazie a questa decisione, sua nipote Vittoria — figlia di Emanuele Filiberto e dell'attrice francese Clotilde Courau, nata a Ginevra nel 2003 — potrebbe diventare la prima donna a capo della dinastia. Suo padre ha addirittura dichiarato che abdicherà in suo favore. «Tra poco, in Europa, ci saranno più regine che re», ha detto. Vittoria, insomma, sarebbe una «regina» ipotetica: una regina di un regno che non esiste. Anche su questo, però, l'altro ramo della famiglia non è d'accordo: secondo i sostenitori di Aimone, quella modifica non è valida. Così, anche la storia della «prima regina» resta, per ora, soltanto un'ipotesi.
07E i Savoia, oggi?
E che vita fanno, oggi, i Savoia? Come tutti gli altri italiani, sono cittadini normali, senza poteri speciali. Alcuni di loro sono diventati personaggi famosi: Emanuele Filiberto, per esempio, è un noto volto della televisione italiana e ha partecipato a molti programmi. La famiglia che un tempo regnava, insomma, oggi vive una vita del tutto comune. I loro titoli non danno più né potere né privilegi: sono soltanto un ricordo del passato. Dopo il rientro in Italia, nel 2002, alcuni di loro hanno ripreso a vivere nel Paese dei loro antenati. Oggi, chi vuole, può visitare i bellissimi palazzi reali dei Savoia, come la Reggia di Venaria, vicino a Torino: sono diventati musei aperti a tutti. In un certo senso, ciò che un tempo apparteneva ai re, oggi appartiene a tutti gli italiani.
08Un trono che non c'è
Alla fine, la nostra domanda resta un bel gioco della fantasia. In realtà, oggi in Italia non c'è nessun re, nessuna regina e nessun trono: dal 1946 il Paese è, e resta, una repubblica. I titoli dei Savoia non hanno nessun valore ufficiale e nessun potere politico; sono soltanto una curiosità per gli appassionati di storia. Eppure, ogni tanto, gli italiani si divertono a immaginare come sarebbe il loro Paese con un re o una regina. È un modo per ricordare la propria storia e, magari, per riflettere sul cammino che l'Italia ha scelto. Perché, a volte, per capire chi siamo, è utile immaginare chi avremmo potuto essere. Del resto, in Europa esistono ancora diverse monarchie, come quelle del Regno Unito, della Spagna o dei Paesi Bassi. In quei Paesi, però, il re o la regina non governano davvero: hanno soprattutto un ruolo simbolico. L'Italia, invece, quasi ottant'anni fa, ha scelto una strada diversa — e chissà se qualcuno, un giorno, tornerà a parlarne. Immaginare un'Italia con un re è un po' come guardare una vecchia fotografia: ci mostra da dove veniamo, anche se non ci dice dove stiamo andando.
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Fonti verificate
- Portale storico della Presidenza della Repubblica — 2 giugno 1946, il referendum (Repubblica vincitrice; il re lascia il Quirinale e parte per l'esilio).
- Wikipedia — Umberto II (il «re di maggio»; il divieto in Costituzione, abolito nel 2002).
- Wikipedia — Casa Savoia (la disputa tra il ramo principale e i Savoia-Aosta; la modifica del 2019 in favore di Vittoria).
- Il Gazzettino — Vittoria di Savoia (la possibile prima «regina»; le parole di Emanuele Filiberto).
Offbeatitalia · Lettura graduata B1 (QCER · PLIDA · CILS · CELI) · Testo di Emanuele Piva
Tra i suoi lavori
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