Giulietta e Romeo a PALAZZO MAFFEI di Verona
Casa di Giulietta, qualche giorno fa.
“Romeo Romeo” disse Giulietta sconsolata “da questo piccolo balcone non riesco a vedere nulla se non la folla di persone che si fa i selfie con la mia statua nel cortile e le tocca la tetta, molestie ne abbiamo?. Portami da qualche parte per favore, sennò mi ammazzo…di noia”.
Romeo, che poco prima era passato da piazza delle Erbe, si illuminò a festa “Dai scendi giù , andiamo a vedere qualcosa, proprio a due passi da qua”.
Giulietta scese di corsa le scale, bacio Romeo, gli prese la mano e si lasciò guidare per via Cappello, in direzione dei banchetti verso Palazzo Maffei.
“Che spettacolo quel palazzo” canzonò la fanciulla indicando con la mano libera l’edificio dalla maestosa facciata barocca, “ho sempre desiderato visitarlo e salire sulla terrazza, guarda quanta gente che c’è lassù…”
Romeo sorrise e accelerando il passo la fece passare tra i banchetti, schivando le persone, eccitato come uno scolaretto al suo primo giorno di scuola per poi giungere all’ingresso del maestoso porticato.
“Ma…” lo squadro’ Giulietta “stiamo per visitare Palazzo Maffei?”
“Esattamente” gli strizzo l’occhio il fidanzato “e per l’occasione ho preso una guida eccezionale”.
Un rumore di passi fece eco nella loro direzione e li raggiunse un signore alto, snello, dagli occhi penetranti che indossava una grande parrucca in stile francese coi boccoli candidi.
“Buongiorno Giulietta, sono Scipione Maffei e sono davvero onorato di conoscerla” disse baciandole la mano delicatamente. “Vi guidero’ io, facendovi da Cicerone, in fondo sono di casa…” sorrise pacatamente reclinando la testa verso il basso.
I tre salirono una scalinata impressionante che lasciò letteralmente di stucco i due amanti veronesi.


“Stiamo salendo lungo l’imponente scalone elicoidale autoportante, tutta aria, va dalle cantine al tetto, disegnato basandosi sulla geometria naturale e armoniosa dell’Universo, seguendo la sequenza numerica di Fibonacci” attaccò Scipione, intuendo i pensieri dei ragazzi, per poi continuare “Il corpo più antico dell’edificio fu edificato nel tardo medioevo nell’area del Capitolium, il complesso votivo dedicato alla Triade Capitolina venne costruito in epoca repubblicana, quando Verona divenne Municipio romano (49 a.C.) e le cui fondamenta perfettamente conservate sono tutt’oggi visibili… dopo ci passeremo.
“Sono stato troppo tecnico?” sorrise Scipione.
“Leggermente” ribattè Romeo che stava immaginandosi la Triade come una famiglia mafiosa con a capo questo tal Fibonacci, amante delle scale e forse degli Scaligeri. Avrebbe approfondito più tardi.
“Alla vostra destra” si fermò di scatto per allungare un braccio nel vuoto “si apre Corso S. Anastasia, alla sinistra Corso Porta Borsari, l’antico decumano massimo romano. L’edificio, così come oggi lo ammiriamo, è frutto di un imponente lavoro di ampliamento eseguito nel corso del Seicento da Marcantonio e Rolandino Maffei, banchieri, la cui attività di cambio si era sviluppata proprio accanto a Piazza delle Erbe, all’epoca anche nota come piazza grande. Avete mai sentito la famosa canzone di Lucio Dalla?”.
Romeo e Giulietta si guardarono facendo no all’unisono con la testa.
“Preferiamo Jovanotti e Achille Lauro” sussurrò timidamente Giulietta.
“Ancora uno sforzo e ci siamo” disse ansimante Maffei “siamo arrivati”. L’uomo riprese fiato e mostrò la porta del primo piano.
“Andremo a vedere una raccolta d’arte di grande interesse che spazia dall’archeologia greco-romana ad oggi – frutto di oltre cinquant’anni di passione collezionistica dell’imprenditore veronese Luigi Carlon”.
“Luigi Carlon?” ammiccò la ragazza.
“Proprio Luigi Carlon, Cavaliere del Lavoro, le opere raccolte negli anni sono racconti di vita, gesti d’amore, testimonianze di quella sensibilità unica e singolare che egli ha colto negli artisti fin da giovane e dalla quale è stato affascinato e colpito”.
Romeo getto’ l’occhio nella prima sala “insomma… sto cavaliere ne sapeva di cose”.
“Ci sono 26 sale tra il primo ed il secondo piano, seguitemi” disse Scipione addentrandosi nel labirinto culturale.
“Vedremo circa 600 opere distribuite su due piani, tra cui circa 250 dipinti, una ventina di sculture, disegni, un’importante selezione di oggetti d’arte applicata (mobili d’epoca, vetri antichi, ceramiche rinascimentali e maioliche sei-settecentesche, ma anche argenti, avori, manufatti lignei, pezzi d’arte orientale, rari volumi), installazioni d’arte contemporana, anche site specific, e con una scelta espositiva dalla “doppia anima” e… dulcis in fundo, la terrazza.
Giulietta riprese l’ultima parola e disse “ la terrazza…che cosa romantica”.
Scipione le si avvicinò e guidandola verso la finestra le mostrò Verona. Questo Palazzo non è solo una casa-museo è un luogo magico.
Giulietta perse il respiro “ Vedo quello che vede il leone di San Marco, anzi, gli vedo proprio la testa e la criniera”.

In un’altra sala si materializzarono tre signori, tutti presi in una discussione sull’arte. Si fecero avanti e salutarono Maffei. Erano Picasso, Warhol e Fontana.
“Scipione chi sono questi due baldi giovani?” Esclamo’ Fontana.
“Vi presento Romeo e Giulietta” li introdusse Maffei.
Il pomeriggio trascorse velocemente, fino a farsi sera. Giulietta era stata chiamata a giudicare tra una un quadro femminile di Picasso e la Marilyn di Andy. Alla fine le valutò entrambe straordinarie. A Romeo piacque la nuvola sospesa di Leandro Erlich, un’illusione ottica sublime.

Risolta la disputa, il gruppo si spostò in terrazza per un aperitivo improvvisato. Giulietta notò che le statue dalla piazza in un ardito scorcio sotto in su, davano un senso di vertigine per il loro particolare affaccio, trasformando l’edificio in una vera e propria quinta teatrale, ma da sopra, quei colossi, sembravano angeli un po’ smarriti, quasi solitari.

“Dai Romeo, facciamoci un selfie” cinguettò Giulietta.
Romeo estrasse il telefono, scattò la foto ma non ne usci’ nulla, la loro immagine non c’era.
“Ma come…” Romeo provo’ ancora e ancora. Click, click, click…
“Ragazzi” rise forte Fontana “Voi siete personaggi fantastici, ma proprio di fantasia. E noialtri quattro, siamo morti da un po’.
Picasso si sistemò la maglia a strisce nere e bianche “Viviamo solo nella penna e nella fantasia dello scrittore…”.
“Diamoci un taglio” disse Fontana “e nella bella Verona, si chiude questa storia, per citare un amico inglese”.
di Emanuele Piva
Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Palazzo Maffei a Verona per averci concesso il permesso speciale di visitare questo edificio splendido e la collezione Luigi Carlon per poter scrivere il nostro pezzo.
Foto di Enos Rizzotti e Ralitsa Vassileva

