Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

Il fight club di Pirandello

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IL FIGHT CLUB a casa di Pirandello

Prima regola del fight club … non si parla del fight club avrebbe detto Brad Pitt. Precursore di questo pensiero fu anche lo scrittore siciliano Luigi Pirandello che l’8 agosto del 1926 ospitò nella sua villa romana vicino alla chiesa di Sant’Agnese, un duello vero e proprio, con tanto di spade e sangue zampillante. Avete capito bene, quel Pirandello, il nostro  ragionato Pirandello, il premio Nobel per la letteratura, quello che mentre cercava sei personaggi, allestiva oltre ai teatri, una piccola Arena per gladiatori colti ed incravattati. Panem et circenses! I contendenti: all’angolo destro il poeta Giuseppe Ungaretti, breve e bellicoso e all’angolo sinistro Massimo Bontempelli,  scrittore del fantastico e metafisico, insomma due patriarchi della letteratura e dell’antologia italiana molto diversi. La faccio breve, avendo finito le parole civili, dovevano risolvere una contesa, una polemica, una maldicenza nata sul quotidiano romano “Il Tevere”. Pietra dello scandalo fu un articolo di Ungaretti intitolato Le disgrazie di Bontempelli, pubblicato appunto dal quotidiano “Il Tevere”. Il contenuto ? una serie di critiche e di attacchi polemici, avvelenati dall’ironia, che il poeta aveva lanciato nei confronti del collega. Dovete immaginarvi più o meno la scena troiana di quando Achille chiama Ettore fuori dalle mura della città. «Dov’è Ungaretti? Dov’è Ungaretti? Dov’è?»: le urla di Massimo Bontempelli, risuonarono nelle sale del celebre Caffè Aragno di Roma. Ovviamente è qui che si incontrava l’élite della cultura del tempo: pittori, musicisti, poeti si danno appuntamento per discutere di arte, non senza il gossip a corredo della mondanità. Accecato dall’ira, Bontempelli si fece strada tra i presenti fin quando gli indicarono il rivale. Era talmente arrabbiato che gli mollò pure un ceffone. Ungaretti che si scaldava peggio di una pentola a pressione, esplose pretendendo il duello pubblico. Nel nostro percorso di studi, annoiati sui banchi di scuola, questa succulenta notizia ci è stata celata e probabilmente, avendola saputa prima, avrebbe reso questi autori, visti in veste bellicosa, più marveliani e decisamente più simpatici.  In ogni caso, all’epoca, i duelli erano vietati ma si chiudeva un occhio se fatti in contesti privati, lontano da occhi indiscreti. Di sicuro piacevano. Questo scontro aveva una diversa natura, era stato ideato ad hoc, con tanto di fotografi, giornalisti, e persino per arbitro era stato scelto il principe degli schermidori, Agesilao Greco. Che si stesse accarezzando l’idea di creare il primo poema eroico del Novecento? Il dubbio viene, specialmente per il periodo storico. Ma chi vinse alla fine? La spuntò Bontempelli che con una stoccata magistrale riuscí ad infilzare l’avambraccio di Ungaretti. La punta penetrò nelle carni per ben tre centimetri facendo sanguinare il Signor M’illumino d’immenso. Una bella fasciatura e la questione morí in giardino. Alla faccia del dialogo ragionato, della diplomazia e della civiltà: quanno ce vo ce vo. Com’è che ci hanno insegnato? Uccide più la penna (la lingua) che la spada? A volte l’inchiostro blu finisce e serve quello rosso. Voi chi avreste tifato? Io tutta la vita Ungaretti ma chapò a Pirandello perché in un modo o nell’altro finisce sempre per essere lo Charles Xavier degli scrittori italiani e far parlare di sé rimanendo in disparte.

Emanuele Piva

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