Er mejo figo der bigoncio
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Er mejo fico der bigoncioÂ
Un complimento non male, notoriamente ironico che ha oltrepassato le mura romane per diffondersi in tutta Italia. Lo sentiamo sempre di piĂą nei film, telefilm e nelle trasmissioni radio. Ultimamente lo sto leggendo virgolettato negli articoli di giornale, in riferimento ai politici. Spesso si usa in compagnia, tra amici, ma che vuol dire? Da dove deriva?
Nell’antica Roma o forse non così antica, c’era una tradizione interessante da originare un modo di dire. Verso la fine della stagione della vendemmia che coincideva anche con quella dei succulenti fichi settembrini, i contadini tornavano alle loro case portando con sĂ©, secchi carichi di  frutti raccolti dagli alberi per venderli mettendoli appunto nei capienti “bigonci”, in bella vista. I migliori andavano a coprire i piĂą scadenti o meno belli forse perchĂ© troppo maturi ed ammaccati. Da qui nasce la locuzione romana “er mejo fico der biconcio “, che solitamente viene adoperato in senso ironico quando in un gruppo arriva quello che deve mettersi per forza in bella mostra e fare lo splendido anche senza che gli venga richiesto…
Ma cosa è il bigoncio o il bigonzo?
La bigoncia, anche detta bigoncio, termini derivanti per composizione dal latino bis (due volte) e congius (antica misura per liquidi), è un secchio di legno di castagno fatto a doghe con cerchi di legno o di ferro.
Veniva utilizzata durante la vendemmia e la vinificazione per trasportare l’uva pigiata dalla vigna alla cantina e per riempire i tini di fermentazione.Â
E voi conoscete qualcuno che è “Er mejo fico der bigoncio”? Oppure lo siete voi…
Scherzi a parte, adesso possiamo capire da dove si origini anche l’espressione piĂą nota “essere un fico” o le sue varianti: figata, fighetto, figone ec… o come direbbero i nostri giovani “cool”.
Emanuele Piva

