La Ferrari: il rosso ed il cavallino rampante!
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La Ferrari è un sogno. Da piccolo rimanevo inebetito nel guardarla al semaforo, incollato con la faccia al finestrino della macchina di papà ; per vederne tutti i particolari, per sentire meglio il suono roboante che mi faceva tremare i pensieri. E poi, scattato il verde, la rossa partiva a tutta velocità . Era così tremendamente rapida che il rosso la seguiva. Tutti la conosciamo come la Rossa di Maranello, altroché la birra o il calendario di playboy: qui non si scherza, il maschio medio italiano ragiona in cavalli scaricati a terra e con l’elegante potenza primordiale senza alettoni o minigonne.  Eppure, eppure l’originale colore della vettura era, udite udite, giallo.
La Ferrari ha come colore originale il giallo, colore della città di Modena, ma il rosso per gli amanti delle corse ha un significato speciale.  Facciamo chiarezza o rischiamo di rimanerci male: gialla o rossa? La sua origine va pescata in un regolamento dell’antenata della odierna FIA, che imponeva alle vetture italiane di correre in competizioni internazionali con il colore rosso, assegnando alle scuderie in base al proprio paese di origine un colore caratteristico: per le francesi, ad esempio, il colore designato era il blu. Inizialmente il rosso che abbracciava le vetture da competizione era di tonalità scura, denominato Rosso Alfa (altra casa italiana dal cuore sportivo). Poi, con il passare degli anni, è divenuto sempre più acceso diventando il famoso Rosso Corsa. L’importanza del rosso per Ferrari però la si ha negli anni ’60. Con l’avvento degli sponsor infatti alcune scuderie cambiarono completamente la loro livrea in funzione degli accordi con le aziende. La Ferrari, invece, no. E ad oggi quel fantastico rosso – seppur più o meno vivo durante la storia – ancora rimane: granitico e strafottente. Chiarito ogni dubbio, direi di essere salomonici e per par condicio, di comprarcene una per sorte. Per lo stemma, il mitico cavallino rampante, dobbiamo tornare indietro fino alla Prima Guerra Mondiale, e parlare del leggendario Maggiore Francesco Baracca, asso dell’aviazione che riuscì a divenire il terrore dei cieli per gli avversari Austro-Ungarici.
Morto in battaglia, il Maggiore era solito dipingere sulle fiancate dei suoi velivoli un Cavallino Rampante – simbolo di coraggio e temerarietà – che all’inizio pare fosse di colore rosso, ma che poi divenne nero in ragione della sua morte, portando quella colorazione come simbolo di lutto. In occasione del Gran Premio del Savio – nel 1923 -, il Drake Enzo Ferrari conobbe la madre di Baracca, la Contessa Paolina, che insistette per utilizzare il simbolo caro al figlio sostenendo che portasse fortuna. Dobbiamo però attendere il 1932 per vederlo stampato su una vettura del Drake – un’Alfa Romeo – durante la 24 Ore di SPA. Una competizione che, manco a dirlo, la macchina di Ferrari vinse. Ed è qui che il sodalizio con questo simbolo si fonde a doppio filo con Ferrari, tanto che nel 1945 il Drake lo fece completamente ridisegnare con delle differenze notevoli rispetto all’originale. Innanzitutto lo sfondo giallo, il colore di Modena; poi la coda, che doveva essere alta, come se il cavallo fosse in sospensione, quasi in volo – guarda caso; ed infine la testa doveva guardare a sinistra e la forma dello stemma rettangolare, per differenziarsi dalle auto prodotte da Ettore Bugatti.
A proposito di colori…il CEO di Ferrari Herbert Appleroth ha questo pensiero che sebbene la casa di Maranello lasci ai propri clienti una grandissima possibilità di personalizzazione delle vetture acquistate, visto che lo stesso Enzo Ferrari diceva che ogni auto doveva essere diversa dalle altre, sui colori i dirigenti del cavallino rampante non vogliono transigere. Il rosa o altri colori di questo tipo non saranno mai previsti tra le opzioni possibili per le proprie vetture. La Ferrari è tutto questo, un’auto bellissima, un sogno che trascende nell’immaginario collettivo. Al volante della rossa cabrio – la 308 GTS quattrovalvole – di Magnum P.i. o la Testarossa bianca di Sonny Crockett in Miami Vice? A voi la scelta…
Emanuele Piva

