Sunday, November 30, 2025
Insolita cultura

Galeotto fu! Le origini dantesche di questa espressione italiana.

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Galeotto fu… le origine dantesche di questa espressione italianissima.

Dimenticatevi le storie d’amore disneyane, quelle che hanno per protagonisti le principesse ed i principi, con il lieto fine ed il “…e vissero felice e contenti”.

Oggi ne raccontiamo un’altra, ben più intrigante ed insolita, se non altro perché si sta ancora letteralmente consumando all’Inferno.

Avete letto bene, all’inferno, nel V Canto; almeno è lì che Dante Alighieri piazzo’ la coppia più sfortunata dell’umanità. Nella mia scala delle sfighe, precede addirittura Adamo ed Eva e Giulietta e Romeo. Ma di chi stiamo parlando? Facciamo del sano gossip e torniamo indietro di un po’ di secoli. Tenetevi pronti perché nel corso del tempo: poeti, musicisti, letterati, pittori e scultori si sono ispirati alla tragedia di Paolo e Francesca ed ancor oggi la loro storia d’amore, avvolta in un alone di mistero, affascina migliaia di persone.

« Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense »

(Divina Commedia, Inferno – Canto V, 100-107)

Storia vera o storia inventata? Quello che è certo è che Paolo e Francesca furono due personaggi realmente esistiti, per nulla romantici ma molto passionali. Saltiamo a piè pari il modello shakespeariano per uno più terra terra, se avete presente Lino Banfi ed Edwige Fenech nella commedia sexy all’italiana anni 70, vi siete correttamente sintonizzati.

Lo so, siete curiosi e non esiterò oltre.

Nel 1275, Francesca da Polenta, figlia di un ricco Signore di Ravenna e Cervia, era stata promessa in sposa a Giovanni Malatesta alias Gianciotto, alias Giovanni lo zoppo perché questo ultimo aveva aiutato il padre della ragazza a sconfiggere i suoi nemici e a cacciarli dalle sue terre: Gianciotto – uso questo appellativo perché mi piace di più – non era proprio il Brad Pitt della situazione e così per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno.

Mandarono a Ravenna Paolo il Bello “piacevole uomo e costumato molto”, fratello di Giangiotto. Francesca l’aveva visto attraverso il pertugio di una finestra ed accettò subito e con molta gioia “il figone”, convintissima del suo “si’ lo voglio e quando mai mi ricapita uno così”. 

Il problema fu che il giorno delle nozze, senza alcun dubbio, pronunciò felice il suo “sì” ma senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. Il giorno successivo, la poverina si svegliò a letto con accanto il bruttissimo Giovanni lo zoppo. Immediatamente dopo lo shock, le prese la disperazione: aveva realizzato con molta amarezza cosa le fosse successo.

Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, e cercava di alleggerire come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara (il paese della ragazza), spesso faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno!

Uno dei fratelli di Giovanni lo zoppo Malatestino dell’Occhio, così chiamato perché aveva un occhio solo, che però ci vedeva benissimo con l’altro, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca che nel frattempo leggevano le storie d’amore tra Lancillotto e Ginevra, prendendole un po’ troppo sul serio.

Sorvolerò sul fatto che i Malatesta fossero una famiglia geneticamente infelice e passerò direttamente alla parte succosa della mia narrazione.

Un giorno di settembre del 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite, si chiamavano così  al tempo, e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto.

Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro per lavorare come Podestà, finse astutamente di partire ma rientrò da un passaggio segreto della casa e… mentre i cosplayers leggevano e recitavano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, lui li beccò proprio a darsi un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca! e immaginiamoci il resto della scena) rovinandogli la festa. Accecato dalla gelosia estrasse la spada mentre Paolo, con i pantaloni calati, cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliasse in un chiodo, e dovette tornare indietro. Giangiotto seppur zoppo ne approfittò per ucciderli entrambi. Prima Paolo e poi Francesca che gli si parò dinnanzi per salvarlo.

Come abbiamo detto, Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perché macchiati di un peccato gravissimo (il tradimento), ma li fa vagare assieme per non appesantire ulteriormente la loro punizione: “oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”. 

Ma veniamo finalmente all’espressione “Galeotto fu”. 

Paolo e Francesca si innamorano l’uno dell’altra leggendo un libro sulle avventure di Lancillotto e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Galeotto, lì, era una persona, che tradì Re Artù spingendo la regina Ginevra tra le braccia di Lancillotto. Nello stesso modo, il libro spinge metaforicamente Francesca tra le braccia di Paolo facendo nascere la scintilla dell’amore

Oggi, questa espressione è usata per indicare un oggetto, una persona o un avvenimento considerati “la scintilla” per la nascita di una relazione amorosa… e non solo.

Per esempio, io ho iniziato a scrivere libri dopo aver letto i libri di Stephen King. Se qualcuno mi chiede “Come mai hai deciso di intraprendere la carriera di scrittore?”, potrei affermare e rispondere “Eh… Galeotto fu IT di Stephen King”.

Emanuele Piva

 

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