IL VINO, L’ITALIA E L’EUROPA
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L’altra sera mi trovavo a tavola con degli amici di diverse nazionalità e, tra una chiacchiera e l’altra stappavamo bottiglie di vino italiano, venete e friulane. Vivendo all’estero ho preso coscienza di due cose fondamentali per poter comunicare bene: parlare inglese e bere vino buono. Particolarmente quest’ultimo, mette tutti d’accordo.
Facevo tra me e me, tra un sorso e l’altro un ragionamento e mi chiedevo: Qual’è l’unica parola che abbiamo in comune in Europa? Vino, la parola vino è la stessa in russo, in spagnolo, in tedesco, in irlandese, in italiano ed in croato. Che cosa sarebbe l’Europa senza il vino? In fondo che cosa lega tutto il nostro continente e la nostra antica cultura: questa tradizione di prendere l’uva e trasformarla in vino. Ed è una tradizione che parte dalla penisola italiana. Sì perché la sua prima migrazione è dovuta al grande e storico impero romano quando nelle periferie si sviluppò una nuova idea di vino: in Aquitania, cioè il Ponto di oggi, in Alsazia ed in Pannonia. Il vino antico era molto diverso dal nostro, aveva una gradazione che andava dai 14 ai 24 gradi e doveva essere “tagliato” con l’acqua per essere bevibile. La mutazione per arrivare a bere il vino che conosciamo e degustiamo oggi, avviene a partire dall’VIII – IX sec. Dopo la biblica catastrofe del nord Italia, quando si concludono le invasioni barbariche e vengono sostanzialmente dimenticate le vigne per un trentennio, poi i Longobardi si convertono alla cristianità e per poter celebrare la messa bisogna ritornare a far vino. Nel frattempo chi si occupava di cristianità, continuava anche ad occuparsi di vino: i monaci su nelle gallie belgiche e ancora più su quelli irlandesi, tornando dall’Irlanda per ricristianizzare i barbari, porteranno con loro un vino totalmente diverso; un vino leggerissimo. Ecco perché San Gallo che si insedia a Bobbio, farà nascere lì le prime vigne (dette del trebbiano) che porteranno ad un vino che fa 12 gradi: nasce in quel momento l’idea moderna del vino. Questa idea si espande intorno ai patriarcati, passa dal Friuli al Piemonte, va a conquistarsi la Toscana e si sviluppa nel Meridione. Nel frattempo c’era stato anche un cambiamento nei contenitori, abbiamo abbandonato l’anfora e scoperto la magia del fusto e del rovere che ha portato alla tecnica dell’invecchiamento. Infine la bottiglia ed il vetro che conserva alla perfezione con il suo turacciolo. Ma soprattutto abbiamo ridisegnato una parte sostanziale del paesaggio d’Europa. Oggi l’Europa delle campagne perfette, curate ed eleganti, laddove si coltiva il vino. L’Europa ha così piantato le sue vigne attorno ai suoi più bei castelli, piazzando i filari e ridisegnando fino in fondo i paesaggi. E così abbiamo convertito il mondo alla cristianità e absit iniuria al vino.
Emanuele Piva
Ralitsa Vassileva

