IL REFERENDUM
Immagina un microfono passato di mano in mano a milioni di cittadini: questo è, in fondo, un referendum. È uno strumento di democrazia diretta, che consente ai cittadini di dire la loro su una legge, una riforma o una questione fondamentale. Non votano i politici, ma tutti noi.
Ma da dove arriva questa trovata?
Dall’antica Roma alla Svizzera
Il termine “referendum” nasce dal latino referendum, cioè “da riferire” o “da riportare”. Tuttavia, nell’antica Roma il popolo aveva forme limitate di partecipazione diretta: lì decideva soprattutto il Senato o l’Imperatore.
Il vero salto si fa nel XIX secolo in Svizzera, che è un po’ la patria moderna del referendum. Già nella Costituzione del 1848 (e ancora di più con la revisione del 1874), i cittadini svizzeri guadagnano il diritto di votare su leggi importanti. Da allora, gli svizzeri sono diventati campioni mondiali di votazioni popolari, con referendum su tutto: dalla politica fiscale alle regole sulla caccia.
🇮🇹 Il referendum in Italia: una nascita storica
In Italia, il referendum ha un giorno di nascita preciso: il 2 giugno 1946. Dopo vent’anni di fascismo e una guerra devastante, gli italiani furono chiamati a scegliere monarchia o repubblica. Votarono in massa (oltre 24 milioni di persone) e scelsero la repubblica, con il 54,3% dei voti. Un referendum che ha cambiato la storia del Paese.
Da allora, il referendum è entrato nella Costituzione italiana, in particolare all’articolo 75, che parla del referendum abrogativo: i cittadini possono chiedere di cancellare, in tutto o in parte, una legge già approvata dal Parlamento.
Come funziona un referendum abrogativo in Italia?
Ecco la ricetta:
Serve mezzo milione di firme (oppure la richiesta di 5 Consigli Regionali).
Il quesito dev’essere chiaro e approvato dalla Corte Costituzionale.
Il referendum è valido solo se vota almeno il 50% più uno degli aventi diritto.
Se vince il SÌ, la legge (o parte di essa) viene abrogata.
Questo significa che i cittadini possono dire: “No, questa legge non ci piace. Vogliamo eliminarla”.
Altri tipi di referendum
Oltre a quello abrogativo, la Costituzione prevede anche:
Referendum costituzionale (art. 138): si fa per confermare o respingere una riforma della Costituzione. In questo caso non c’è quorum, quindi il risultato vale anche se vota il 30% degli elettori.
Referendum consultivi regionali o locali, previsti da leggi regionali o da statuti comunali.
⚠️ Non esiste (al momento) in Italia il referendum propositivo, cioè quello che permette di creare una legge. Se ne parla spesso, ma non è ancora realtà.
Referendum famosi nella storia italiana
1974 – Divorzio: gli italiani confermano la legge sul divorzio con un clamoroso 59,3% di NO all’abrogazione. Il divorzio resta.
1981 – Aborto: si conferma la legge 194. Altro segnale di una società in cambiamento.
1993 – Mani Pulite: una raffica di referendum cancella privilegi, ministeri e aiuti pubblici ai partiti, sull’onda dello scandalo Tangentopoli.
2006 e 2016 – Riforme costituzionali: in entrambi i casi, i cittadini bocciano proposte di modifica della Costituzione. Chi perde deve dimettersi (Prodi nel 2006, Renzi nel 2016).
E nel mondo?
Svizzera: come detto, regina dei referendum.
Stati Uniti: esistono referendum a livello statale (soprattutto in California), spesso su temi come l’uso della cannabis, le tasse, i diritti civili.
Regno Unito: nel 2016 il famoso referendum sulla Brexit ha cambiato il corso dell’Europa. Votò il 72%, vinse il “Leave” con il 52%.
Oggi: tra entusiasmo e critiche
Il referendum resta uno strumento potente, ma complesso. Le critiche principali sono:
quesiti poco chiari,
usi “strumentali” da parte dei partiti,
bassa partecipazione (quando il quorum non si raggiunge, il referendum è nullo).
Molti chiedono riforme per renderlo più moderno e utile, magari introducendo il referendum propositivo o strumenti digitali per semplificare le firme.
Il referendum è una delle massime espressioni della democrazia diretta. È come un megafono con cui il popolo può farsi sentire sopra la voce dei partiti, dei leader, delle ideologie. Ma, come ogni strumento potente, va usato con consapevolezza: perché ogni voto ha conseguenze vere, e ogni referendum racconta molto della società in cui si svolge.
Emanuele Piva

