Il canto degli italiani o Inno di Mameli
L'INNO NAZIONALE
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Siamo tentati a credere che una partita della Nazionale possa unirci da Nord a Sud in una calda serata d’estate, mano sul cuore, sguardo feroce e gola squarciata dalle note: noi, fiero squadrone contro il resto del Pianeta… uniti! Ma qua la baracca scricchiola e non poco. Direi di dare il canto libero o meglio la parola al nostro capitano: Goffredo Mameli che ridimensionerà il nostro entusiasmo. O no?
Goffredo Mameli Era un uomo vissuto nell’ottocento, un poeta appassionato di politica. Il suo sogno era vedere l’Italia unita. Nel 1847 scriverà, comporrà “il canto degli italiani”, passato alla storia come “inno di Mameli”.
Nel 1849 giunge a Roma per instaurare breve Repubblica di Mazzini e collabora con Garibaldi. Morirà lo stesso anno per una infezione e non vedrà l’Italia unificata.
L’inno viene scritto quando l’Italia era sotto il dominio austriaco ed era appunto un invito al coraggio e alla rivolta vs il dominio straniero. Un canto di chiara ispirazione giacobina leggermente scopiazzato dalla marsigliese.
Il canto debutta a Genova nel 1847, durante la commemorazione della rivolta dei genovesi vs gli austriaci. Ovviamente la hit diventa sempre più popolare durante il periodo del Risorgimento (quando aumentavano i moti di rivolta per la liberazione del paese).
Venne anche cantato durante i 5 giorni di Milano, un periodo di guerra armata a cui Mameli partecipò, contro gli austriaci che vide libera la città (va detto temporaneamente) nel 1848. Si raggiunse l’armistizio.
Nel 1861 ci sarà L’Unità d’Italia che però diventerà una monarchia sotto i Savoia.
I Savoia però avevano la loro propria marcia reale e decisero di utilizzare quella come inno d’Italia . Rimarrà comunque l’inno de facto.
L’inno di Mameli diventerà nazionale ma provvisorio solo nel 1946 con la proclamazione della Repubblica. I mondiali lo ufficializzeranno con i decenni, per così dire e sarà ufficiale (de iure = per legge) il 4 dicembre 2017.
Cerchiamo ora di capire che cosa cantiamo, altrimenti finisce come “tanto pe’ canta” del compianto Nino Manfredi (peraltro un pezzo stupendo).
Destare: ribellarsi al dominio austriaco.
Nel 202 a.c. I romani sconfiggono i cartaginesi guidati da Scipione l’Africano. Elmo in testa e pronti alla guerra. Coraggio e forza direttamente dall’Impero!
Dove è la vittoria! Fa riferimento alla dea romana vittoria che avrebbe dato i suoi capelli a Roma. A Roma una donna libera portava i capelli lunghi, una schiva era rasata.
Roma, l’Italia avrebbe vinto grazie ad un destino che iddio aveva già pianificato.
Stringiamoci a coorte! La corte era la delta force dell’esercito romano, composta da 600 uomini, da seicento John wick per spiegarci. Tutti pronti a unirci a loro per combattere ed eventualmente morire. Ma fuori dalle palle agli austriaci.
L’Italia chiamò! L’Italia chiama i suoi figli e i suoi fratelli a combattere per mantenere i valori di integrità, storia e cultura.
L’inno di Mameli è veramente meraviglioso e sí, finché possiamo e abbiamo la fortuna di intonarlo solo per gli venti sportivi, direi che sia una rara fortuna. Eppure quelle parole, non dimentichiamolo, sono cariche e pronte per sparare e difenderci, in ogni tempo.
Emanuele Piva

