Tuesday, July 21, 2026
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Italy Run London 2026

Victoria Park diventa italiana: cronaca di una domenica di corsa, comunità e Made in Italy

C’è un momento, ogni estate, in cui Londra smette per qualche ora di essere soltanto Londra. Accade a Victoria Park, tra i platani del quartiere est della città, quando l’asfalto dei vialetti si tinge di verde, bianco e rosso e migliaia di persone — italiane, inglesi, italo-britanniche di terza generazione, semplici amici d’Italia — si ritrovano per correre, respirare e, soprattutto, stare insieme.

Sabato 18 luglio è andata in scena la terza edizione di Italy Run London, la manifestazione podistica organizzata dalla Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Londra — un evento nato alcuni anni fa da un’intuizione del Console Generale Domenico Bellantoni: creare un’occasione capace di unire la comunità italiana e i suoi amici britannici attraverso lo sport, ben oltre la semplice competizione agonistica.

Non una gara, un rito collettivo

Alle otto del mattino l’Event Village apriva i battenti tra gli alberi di Victoria Park, con la partenza dei 10K fissata per le 9, quella dei 5K alle 9:45 e, a chiudere la mattinata, la Youth 2K dedicata ai più piccoli. Un percorso ad anello, mosso e veloce, disegnato per attraversare gli scorci più suggestivi del parco — la stessa location che negli anni ha ospitato altre classiche londinesi della corsa, ma che ieri parlava, per una volta, con accento italiano.

Alle 11:30 la cerimonia di premiazione, poi il vero cuore pulsante della giornata: il Villaggio Italiano, aperto fino alle 15, con banchi di gastronomia e sapori del Sud allestiti da sponsor storici della manifestazione — dal tonno Callipo al Grana Padano, passando per i marchi del Gruppo La Doria e di Carnevale — a comporre quella tavola imbandita che, più di ogni discorso ufficiale, racconta cos’è davvero il Made in Italy: non un’etichetta, ma un gesto di ospitalità.

Corsa con causa

Dietro la festa, un impegno concreto. Italy Run London ha scelto di correre anche per chi non può: tra i beneficiari di quest’edizione, il Centro Mangiagalli del Policlinico di Milano, Emergency UK e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un filo che lega il battito dei passatempi londinesi a quello, ben più urgente, di corsie ospedaliere lontane migliaia di chilometri — a dimostrazione che l’italianità all’estero sa farsi comunità nel senso più pieno del termine: identità, certo, ma anche responsabilità.

L’organizzazione ha inoltre lavorato fianco a fianco con consulenti per l’accessibilità, per garantire un percorso fruibile a partecipanti di ogni abilità: un dettaglio che dice molto di come la manifestazione abbia scelto di crescere, edizione dopo edizione, senza perdere di vista la propria ragione d’essere.

Perché correre (anche) in italiano

In una città che è ormai casa per centinaia di migliaia di italiani, Italy Run London è diventato negli anni un piccolo classico dell’estate anglo-italiana, al pari di un aperitivo in terrazza o di una serata al cinema di quartiere che proietta ancora Fellini. È lo sport che si fa diplomazia culturale, la maglietta tecnica che si fa bandiera, il traguardo che si fa piazza. E se il running, si sa, è ormai linguaggio universale, ieri a Victoria Park si è corso — inequivocabilmente — con un accento.

Offbeatitalia, di Emanuele Piva

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