Sunday, November 30, 2025
Insolita cultura

LA BEFANA chiude le danze!

IL PODCAST

C’era una volta, in una notte di inverno, una vecchina che se ne stava a casa quando venne svegliata da tre strani signori. Si presentarono come Baldassarre, Gasparre e Melchiorre, che avevano bisogno di informazioni su come arrivare a Betlemme per far visita a Gesù bambino. L’anziana signora fu lieta di fornirgliele ma non volle seguirli a seguito del loro invito. 

Più tardi ci ripensò ma i Maghi erano già andati via. La vecchia per compensare alla sua mancanza decise di iniziare a bussare a tutte le porte e lasciare a ogni bimbo doni e dolcetti, nella speranza prima o poi di arrivare da Gesù.

Un’altra versione ci racconta che la befana e i maghi si incontrarono nei pressi di Gerusalemme e, pur parlando lingue diverse, si capirono e si accorsero di andare nello stesso luogo; così proseguirono il viaggio insieme.
Giunti alla grotta offrirono a Gesù i loro doni, lo adorarono e ripartirono. In questa storia il bambinello viene trovato da tutti.

“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”

Questa filastrocca ce la facevano studiare già dalle elementari, a memoria e solitamente partiva la competizione a chi disegnava la vecchia più bella o meglio la più brut-bella.

La sgangherata vecchina indossa un gonnellone nero e ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un paio di ciabatte consunte e ruba il look alle streghe copiandole il cappello a tesa a larga e una scopa che usa per spostarsi, volando. Abiti logori e molto scuri, rattoppati da pezze coloratissime molto spesso, forse a compensare il naso storto e aquilino e i pochi denti rimasti in bocca. E’ l’alternativa a Babbo Natale per par condicio e compie la sua mission impossible nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio: giocattoli, cioccolatini e caramelle; vola sui tetti e, calandosi dai camini (lei è magretta) riempie le calze lasciate appese dai bambini. A volte mette il carbone per i più monelli (ma sempre fatto di zucchero e al gusto di anice).

La tradizione nasce da una leggenda magico – pagana e precristiana, dai culti esoterici ma è veramente antica. Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”. Purtroppo il suo passaggio chiude tutte le feste natalizie mandando i bimbi a scuola e i genitori a lavorare. Che stile però se si considera che in molte piazze d’Italia si costruisce un feticcio della befana di cartapesta, lo si mette su una pira e gli si dà fuoco come segno ben augurante di buon inizio anno.

E quindi “Brusa la vecia”

Emanuele Piva

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