Il Journaling, la nuova moda chic a Londra
Il ritorno del taccuino: perché il journaling è il rituale più chic della nuova Londra
Londra, ore 7:12 del mattino. La luce lattiginosa di marzo attraversa le finestre georgiane di Notting Hill. Sul tavolo: una tazza di caffè nero ancora fumante, un taccuino rilegato in pelle color crema e una penna stilografica dal peso perfetto. Era quella di mio nonno, ora e’ la mia eredita’. Prima delle email, prima delle riunioni, prima che la città inizi a correre, c’è questo gesto lento: scrivere.
Nella capitale più veloce d’Europa, il journaling — l’arte di mettere su carta pensieri, idee e frammenti di giornata — sta vivendo una rinascita sorprendentemente sofisticata. E direi “meno male”.
Tra i trentenni e quarantenni londinesi, soprattutto nei quartieri creativi tra Hackney, Clerkenwell e Shoreditch, il taccuino è diventato un nuovo simbolo di quiet luxury mentale: discreto, privato, profondamente personale.
Non parlerei di nostalgia analogica ma di un rituale quasi ancestrale, quando nelle caverne, con la parete di roccia, oggi un foglio, i nostri antenati ci insegnarono il rituale della pagina bianca.
Il nuovo journaling non è improvvisato. È curato, quasi coreografato.
C’è chi come me, giornalistaccio da battaglia che preferisce taccuini Moleskine dalla carta color avorio, chi sceglie notebook giapponesi Midori dalla texture vellutata. Le penne stilografiche Montblanc o Lamy scorrono lente sulla carta mentre il primo caffè della giornata — spesso proveniente da torrefazioni artigianali come Monmouth Coffee o Ozone — accompagna il silenzio del mattino. Andatevele a vedere nei negozi, toccate il materiale, sentitene i rumori sotto pelle, vivete gli strumenti che hanno fatto la storia e forgiato idee che son diventati: capolavori, trattati, sentenze, lettere d’addio, lettere d’amore o semplici scritte sulle banconote di annoiati pensieri.
Ma torniamo a noi, molti seguono una pratica ormai iconica chiamata morning pages: tre pagine scritte a mano appena svegli, in flusso di coscienza, senza filtri. Il metodo è stato reso popolare dal libro The Artist’s Way della scrittrice Julia Cameron e consiste semplicemente nel lasciare scorrere i pensieri sulla carta prima che la giornata prenda velocità.
Il risultato è sorprendente nella sua semplicità: la mente si svuota, le idee emergono, l’ansia perde volume. La pagina segreta delle celebrità. La meditazione che ci consente di conoscerci meglio.
La rinascita del journaling non è passata inosservata nemmeno nel mondo creativo, lasciate che vi spieghi.
La cantante Olivia Rodrigo ha raccontato di utilizzare proprio le “morning pages” per gestire il processo creativo e le pressioni della fama, scoprendo la tecnica durante la lettura di The Artist’s Way. Anche artisti come Alicia Keys hanno parlato della scrittura privata come di uno strumento per chiarire pensieri e trovare nuove direzioni musicali.
Per Oprah Winfrey, invece, il journaling è diventato una pratica quotidiana di gratitudine: annotare ogni giorno alcune cose per cui essere grati, un gesto semplice che secondo diversi studi psicologici può aumentare ottimismo e benessere emotivo.
Nel mondo dello sport, il maratoneta Eliud Kipchoge utilizza il diario come parte del suo allenamento mentale, registrando progressi, sensazioni e obiettivi.
In tutti i casi il principio è lo stesso: la pagina diventa uno spazio dove la mente può muoversi senza pubblico.
Scrivere per pensare
Se il journaling oggi appare come un trend estetico, la scienza suggerisce che i suoi effetti siano tutt’altro che superficiali.
Diversi studi sulla cosiddetta scrittura espressiva dimostrano che mettere per iscritto emozioni ed esperienze aiuta il cervello a organizzarle meglio, riducendo stress e confusione mentale. Scrivere trasforma il pensiero in narrazione — e la narrazione rende le emozioni più gestibili.
Non è un caso che psicologi e terapeuti utilizzino spesso il journaling come strumento di riflessione personale.
In altre parole, il taccuino funziona come un piccolo laboratorio mentale.
Il nuovo status symbol
Per una generazione cresciuta tra notifiche, algoritmi e produttività costante, il journaling rappresenta qualcosa di raro: uno spazio mentale non performativo, passatemi il barbaro inglesismo.
Non è un contenuto da condividere per dimostrare agli altri chi o cosa siamo.
Non è una routine da ottimizzare per migliorare un processo.
Non produce metriche.
È semplicemente un luogo privato, il giardino privato dove poter stare seduti sulla panchina dei nostri pensieri.
E forse è proprio questo il motivo per cui il fenomeno continua a crescere tra designer, consulenti, architetti e creativi della capitale britannica. In una città che misura tutto — tempo, successo, velocità — aprire un taccuino e scrivere qualche riga può diventare un gesto sorprendentemente radicale.
Nel 2026, il vero lusso potrebbe non essere un oggetto ma il silenzio di una pagina bianca.
E voi, cosa nel pensate del journaling?

