Sunday, May 24, 2026
Insoliti successi

MOVE ON, ESPRESSO: A LONDRA IMPERVERSA IL MATCHA…

Da Spitalfields a Notting Hill, il matcha è la nuova ossessione della capitale. Non è una moda è green revolution che viene dal Sol Levante.
   C’è una tonalità di verde che quest’anno domina Londra. Non è sui runway è nelle tazze. Il matcha, polvere di tè verde giapponese nata nei monasteri Zen del XII secolo, ha trasformato la capitale britannica in un tempio laico del benessere elegante. Dalle vetrine smeraldo di Jenki a Borough Market agli interni sereni di How Matcha a Notting Hill, ordinare un “flat green”, il flat white del momento è diventato il nuovo rito mattutino di una generazione che ha detto addio (per ora) all’espresso.
   La Gen Z l’ha eletto simbolo di stile e consapevolezza: niente crash da caffeina, niente ansia post-tazza. Solo una lucidità calma, elegante, quasi meditativa merito della L-teanina, l’amminoacido che bilancia la caffeina del matcha regalando energia senza nervosismo. Non stupisce che Gwyneth Paltrow e Kylie Jenner ne siano fan dichiarate.
Ma il matcha a Londra è molto più di una bevanda. È un universo gastronomico. Dai matcha martini raffinati del Punch Room all’Edition Hotel dove viene abbinato a whisky danese e crema di formaggio, ai mille crêpe cake di Sumi, ai donut mochi di Japan Centre, fino ai cocktail gin-sake-matcha di Daddy Bao: il verde è ovunque, e non ha intenzione di sbiadire.
   Il mercato mondiale del matcha valeva 4,23 miliardi di dollari nel 2024 e crescerà fino a 7,86 miliardi entro il 2033. Nel solo Regno Unito, le vendite sono esplose del 200% in pochi anni. Eppure, dietro il successo si nasconde un paradosso lussuoso: la domanda supera l’offerta. Il Giappone dove il matcha cerimoniale viene coltivato all’ombra per settimane, raccolto a mano e macinato su pietra non riesce a produrre abbastanza. Il matcha autentico diventa, paradossalmente, sempre più raro e prezioso.
  La storia di questa polvere verde comincia nella Cina della dinastia Tang (618–907), dove le foglie venivano compresse in mattoni e poi macinate. Ma è il Giappone del XII secolo, con il monaco buddista Eisai, a trasformarla in rito spirituale: il tè come “medicina suprema per la salute”, come scrisse lui stesso. Sen no Rikyū, maestro del tè del XVI secolo, ne fece un’arte, la cerimonia chanoyu , fondata su armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Quattro principi che, sorprendentemente, risuonano perfetti nell’estetica minimalista e wellness del Londra contemporanea.
   Oggi, quella cerimonia si è reinventata in mille forme: matcha latte con latte d’avena e mirtilli da Blank Street, wasabi matcha shot da How Matcha, matcha mille crêpe cake, matcha croissant sfogliati, gelato matcha con prugna e mochi, e persino matcha negroni. La cultura del matcha è diventata, a Londra, uno stile di vita fotografabile, instagrammabile, raffinato, e profondamente radicato nella storia come la sua preparazione.
   C’è qualcosa di ipnotico nel guardare qualcuno preparare il matcha nel modo giusto. Non è come accendere una macchina del caffè. È un gesto lento, preciso, meditativo.
   Al cuore della cerimonia ci sono cinque elementi inseparabili: il matcha, l’acqua, il chawan (la ciotola), il chasen (la frusta di bambù) e il chashaku (il cucchiaio dosatore). Ognuno scelto con cura, nessuno intercambiabile.
   Il protagonista assoluto è il chasen. I migliori vengono ancora prodotti a mano nel villaggio di Takayama, nella prefettura di Nara, dove questa tradizione dura da oltre 500 anni — e oggi rimangono solo una dozzina di maestri capaci di realizzarli.
   La tecnica ha le sue regole. Il matcha va prima setacciato — la polvere è finissima e tende a formare grumi — poi si aggiunge acqua a 80°C: troppo calda brucia la polvere e produce amarezza. Si impugna la frusta leggermente e si muove il polso in un rapido movimento a “M” o a “W”, mai circolare, fino a quando in superficie appare una schiuma vivace e uniforme.
   La tradizione Zen suggerisce, prima di cominciare, di stabilire un’intenzione radicata nel concetto di ichigo ichie: questo momento non si ripeterà mai più esattamente così.
In un’epoca di tutto immediato, scegliere di fermarsi, sciacquare la frusta, scaldare la ciotola tra le mani è un atto quasi rivoluzionario.
Verde non è mai stato così profondo.
Londra l’ha capito. E il caffè? Beh, io sono italiano, mica giapponese…


Emanuele Piva

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