IL CENONE DELLA VIGILIA
Come da tradizione durante le feste natalizie, alla cena della vigilia si mangia di magro. E che significa? Sostanzialmente si evita la carne preferendo il pesce e alimenti vegetali.
Questa tradizione affonda le sue origini già dal primo medioevo dove il calendario liturgico scandiva passo dopo passo la vita del cristiano.
Il Concilio di Trento (1545-1563) ne stabilí poi le regole, sia del digiuno che del mangiare di magro. Mangiare di magro divenne comunque un precetto da rispettare in numerose altre occasioni dell’anno, tra cui la quaresima e i venerdì. L’idea era di rinunciare ai cibi grassi come segno di penitenza: una regola religiosa che divenne poi usanza popolare e pagana. Sotto questi precetti c’era però un motivo molto sanitario, evitare malattie quali la gotta e simili, tipiche del mondo contadino.
C’è da dire che nel 1966 papa Paolo VI annullerà l’astinenza della carne nei giorni della vigilia ma la cena “di magro” continua tutt’oggi ad essere osservata.
Interessante come la legge dell’astinenza proibisse l’uso delle carni , non però l’uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso animale.
E avanti col tonno, il capitone, il baccalà ed il salmone, protagonisti indiscussi delle tavole italiane, a seconda della Regione naturalmente.
In ogni caso si chiama cenone, non cena o cenetta perché noi italiani, a rinunciar a qualcosa, proprio non ci passa per le testa e manco per lo stomaco.
Emanuele Piva

