Totò, il Principe della risata italiana
Antonio de Curtis, noto al grande pubblico come Totò, fu un artista poliedrico che incarnò molteplici sfaccettature: attore, poeta, comico, ma anche intellettuale di grande spessore.
Sotto la maschera del comico che ha fatto ridere tre generazioni, si celava un uomo di profonda cultura, dotato di una mente brillante e di una sensibilità fuori dal comune. In questo articolo, con rigore, emozione e verità, racconteremo l’uomo e l’artista, svelando le sue molteplici anime.
Antonio de Curtis: un principe venuto dal popolo
Totò non è solo un nome, è un’identità multipla. Antonio de Curtis, nato a Napoli in una delle zone più povere, discendeva da una casata nobile bizantina. Un principe senza regno, che scelse il teatro, il cinema e la poesia per conquistare il cuore della gente.
Ma come è possibile che un nobile si sia calato nei panni del guitto? E perché ha scelto la maschera della comicità?
Totò: il comico che usava il riso per nascondere il dolore
Chi ride, spesso nasconde qualcosa. Chi fa ridere, ha spesso conosciuto la tragedia. Totò ha conosciuto la guerra, la fame, la miseria, ma ha trasformato tutto questo in arte pura, in teatro dell’assurdo, in grammatica del paradosso.
Nei suoi film, ogni gesto è studiato, ogni parola è scelta con cura. E se vi sembra che improvvisi, vi sbagliate. Totò non improvvisava: scriveva sulla pelle del tempo.
Un genio sottovalutato?
Quanti sanno che Totò scriveva poesie in endecasillabo perfetto? Quanti sanno che conosceva Dante a memoria? Che parlava francese, latino, e che fu censurato più volte per le sue battute troppo intelligenti per il regime?
Eppure, per decenni, la critica ufficiale lo ha ignorato. Perché? Perché la cultura alta teme chi parla al cuore del popolo.
La Livella: poesia o testamento spirituale?
’A Livella, forse la sua opera più celebre, è molto più di una poesia. È una riflessione sulla morte, l’uguaglianza, la vanità umana. Una meditazione esistenziale travestita da dialogo comico.
Ma è davvero solo una poesia? O è il testamento morale di un uomo che ha capito tutto prima degli altri?
Il mistero della sua modernità
Osservate oggi i suoi film. Rivedeteli. E chiedetevi: come fa a essere così attuale? Come fa a comunicare ancora con noi, senza ricorrere a effetti speciali, slang o algoritmi? Totò è eterno, perché non ha mai imitato nessuno. Totò è eterno, perché ha imitato la vita.
E allora, chi era Totò? Un attore? Un poeta? Un intellettuale? Forse tutte queste cose insieme. O forse, qualcosa di ancora più grande. Totò era un custode. Un guardiano della lingua, della dignità, dell’ironia, del senso umano. Un uomo che ha fatto ridere l’Italia, per salvarla dal suo stesso dolore.
E allora, la prossima volta che vedrete Totò sullo schermo… Non limitatevi a ridere. Ascoltatelo. Perché sta ancora parlando.
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Emanuele Piva

