Sunday, November 30, 2025
Insoliti successi

Il Latino non è morto: dorme in biblioteca

Una lingua morta? Forse. Ma anche le statue dormono, immobili e dignitose, nei musei. Il latino, quella lingua che fu la spina dorsale dell’Impero, il midollo della Cristianità, e il vezzo degli umanisti, oggi vive, sussurra, si insinua – ovunque – senza essere vista. Come un profumo che non si vede, ma inebria ancora l’aria d’Europa.

Parlare del latino oggi è un po’ come discutere di un vecchio palazzo decadente: nessuno lo abita più, ma se ne conservano con devozione le colonne, gli architravi, e i marmi scolpiti. È passato di moda? Senz’altro. È inutile? Tutt’altro.

Il latino è l’ossatura della nostra identità

Le parole che usiamo ogni giorno – persino quelle che ci sembrano “modernissime” – spesso si rivelano vestigia romane mascherate da inglesismi. Prendiamo information, justice, liberty: chiunque abbia avuto un’infanzia a pane e cartoni animati sa cosa vogliono dire. Ma chi sa che sono tutte figlie del latino?

Eh sì: il latino è lì, sotto i vestiti linguistici del nuovo millennio. Non lo vediamo, ma ci tiene dritti, come un busto ortopedico culturale.

Studiare latino non è un vezzo da snob

È un atto rivoluzionario. Un rifiuto del presente usa-e-getta. È come sedersi a leggere Tacito mentre il mondo scorre con la velocità di TikTok. È un elogio della lentezza, del pensiero, della complessità.

“Chi sa tradurre bene il latino, sa pensare bene.”

Questo me lo disse una volta un professore con l’aria stanca e lo sguardo vivo – come quelli che non dormono da decenni per leggere meglio il mondo.

Il latino forma il pensiero come la geometria costruisce l’architettura

Non è la lingua che serve “per andare a lavorare”. Ma è quella che ti insegna a non farti prendere in giro dalle parole. Chi ha studiato latino, quando legge un contratto, una legge, un regolamento, non scorre: soppesa. E nel mondo di oggi, dove tutto è comunicazione, capire il linguaggio è potere.

Ma allora: chi dovrebbe studiare latino?

Tutti. Ma proprio tutti no, forse. Chi ama la bellezza, la logica, la storia, la verità e la complessità sì. È una lingua per artigiani del pensiero. Per chi non si accontenta dei titoli, ma vuole leggere la didascalia sotto la statua.

Il latino non è morto. È solo in letargo. Vive nei libri, nei manoscritti, nei motti delle università, nei film storici mal recitati. E aspetta. Aspetta qualcuno che lo venga a risvegliare con rispetto, con curiosità e – perché no – con un pizzico d’ironia.

“Il latino è come il parmigiano reggiano: stagionato, denso, profondo. Non lo si mangia ogni giorno. Ma quando c’è, fa la differenza.”

Emanuele Piva

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