La leggenda dei Mori di Venezia
“La leggenda dei Mori a Venezia”
Pivaschool in London
Emanuele Piva presenta: La voce amica per l’italiano
Ciao e benvenuti! Sono Emanuele Piva, dalla Pivaschool di Londra. Oggi passeggiamo nel sestiere di Cannaregio, a due passi dalla casa di Tintoretto, per scoprire una leggenda che vive fra pietra, ferro… e un cammello scolpito: la storia del Campo dei Mori e del Palazzo Mastelli del Cammello.
Immagina di arrivare in un piccolo campo tranquillo. Sulle facciate, pietra d’Istria, finestre gotiche, e sul muro del Palazzo Mastelli un bassorilievo sorprendente: un uomo col turbante che tira un cammello. Siamo nel cuore di un’antica rotta commerciale: qui vivevano tre fratelli mercanti di sete e spezie, Rioba, Sandi e Afani, giunti a Venezia dalla Morea (il Peloponneso) intorno al 1112–1113. Per l’origine e il colore della pelle, i veneziani li chiamavano i “Mori”. Le loro effigi — quattro statue in pietra, tre fratelli e un servitore — sono ancora lì, incastonate nel muro.
La tradizione racconta che i tre fratelli non fossero proprio onestissimi: vendevano merce mediocre a prezzi esagerati e gestivano anche una banca poco trasparente. Un giorno, una donna veneziana molto devota — si dice alla Santa Maria Maddalena — li mise alla prova. I tre giurarono: «Se questa non è la miglior stoffa di Venezia, che il Signore ci trasformi in pietra!»
E così accadde: alla fine della frase… pietra. Tutti: i tre mercanti e il loro servitore. Da allora chi passa nel Campo dei Mori può “incontrarli” davvero, immobili, severi, a monito per i furbi.
Fra le quattro statue, la più famosa è Sior Antonio Rioba. Nell’Ottocento perse il naso, poi sostituito con un pezzo di ferro. Nacque una seconda tradizione: toccare quel naso porterebbe fortuna. Per anni i veneziani hanno anche lasciato biglietti anonimi satirici vicino alla statua, e nel 1848 uscì persino un foglio satirico chiamato “L’ombra de Sior Antonio Rioba”.
A pochi passi, c’è la casa di Tintoretto, il grande pittore del Rinascimento veneziano. Il quartiere mantiene ancora un’atmosfera autentica: calli strette, ponti bassi, cortili silenziosi.
Il Campo dei Mori ci ricorda che il commercio ha reso grande Venezia, ma anche che l’onestà è una ricchezza che non si deve mai perdere. Se passi da Cannaregio, cerca il cammello sul Palazzo Mastelli… e, chissà, potresti sfiorare il naso di Rioba per un pizzico di fortuna!
Emanuele Piva

