Thursday, January 15, 2026
La dolce vita

Il Recioto – il vino dell’Impero Romano!

Leggi đź—ž l’articolo e ascolta 🎧 il Podcast

Non studio la storia perché é noiosa e non ha gusto. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase, quante volte forse,  l’abbiamo detta è ripetuta noi stessi.

Ma, ma se aprissimo una bottiglia di vino rosso , dolce e ne raccontassimo una diversa? 

Torniamo a Verona, nella città delle mille sorprese e sediamoci in riva all’Adige. Con le gambe a penzoloni sul muretto di Ponte Pietra, il calice in mano, guardando il Castello di Re Teodorico abbarbicato in cima alla collina. Non ci resta che assaggiare il vino Recioto.

Non ho parole è incredibile, buono da portare indietro le lancette dell’orologio e farcelo descrivere da Cassiodoro, un senatore e prefetto proprio alla Corte di Re Teodorico che si preoccupava di rifornire i magazzini reali di vino. Siamo nel 450 d.c.

“ liquido o carnoso, bevanda commestibile”…vino puro dal colore regale e dal sapore speciale; cosicchè tu pensi che la porpora sia tinta dal vino stesso, o che il suo limpido umore sia spremuto dalla porpora…”.

Si chiamava Ancinaticum allora ed era il vino dell’impero. Probabilmente in etĂ  romana l’attuale Valpolicella costituiva l’area principale di approvvigionamento di vini di qualitĂ  non solo per Verona ma anche per i mercati piĂą lontani. 

Oggi viene prodotto prodotto con il medesimo metodo dell’appassimento delle uve, le uve retiche provenienti dall’agro veronese. Duemila anni fa erano servite a tavola come antipasto ma poi si decise di fare dell’altro e meno male: il Recioto o vin Santo.

Il nome Recioto arriverà a metà dell’800 quando lo si riscoprirà. Per secoli era stato “nascosto” nei monasteri e per tutto il Medioevo gli sbevazzatori furono solo i nobili e i ricchi che seguivano la moda del vino bianco e secco. L’origine di questo strano nome sta nella parola dialettale “recia” (orecchio) che indicava la parte superiore del grappolo più buona matura e dolce, che si selezionava durante la prima vendemmia per l’appassimento. 

Per berlo alla Veronese ci serve “ocio, lengua e recia” (occhio, lingua e orecchio).

Ma perchĂ© è un vin santo? Chiediamolo al patrono di Verona stesso, San Zeno, il vescovo Moro  che nel 350 d.c. convertiva a suon di cicchetti la cittĂ  al cristianesimo spiegando il miracolo del «sole che si fa vino» alla popolazione e la necessitĂ  di conservare a lungo il prodotto nelle botti: «ut melius veterascendo reddatur» (affinchĂ© invecchiando migliori). Non c’è da meravigliarsi se gli abbiano fatto una basilica nel cuore della cittĂ .

Curiosità: Il Recioto è prodotto con uve passite locali come la Corvina, il Corvinone e la Rondinella, e in percentuali minori anche con Forselina, Negrara e Oseleta, talvolta Molinara. Le avete mai sentite? Certo che sì, perché il figlio amaro del Recioto, sangue del suo sangue o vino del suo vino, é proprio l’Amarone.

Il Recioto è un vino tradizionale che si beve a Pasqua e a Pasquetta, quando a Verona si svolge il Palio del Recioto. Ma una dritta ve la lascio: tirate fuori un pezzo di cioccolato, meglio se fondente e ai frutti rossi. Poi scrivetemi nei commenti se non avete sognato e viaggiato nel tempo.

Emanuele Piva

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Consent Management Platform by Real Cookie Banner