Thursday, January 15, 2026
Insoliti successi

Anche gli ANGELI non hanno le ali

Nel periodo natalizio gli angeli tornano a popolare lo spazio pubblico. Li troviamo veramente ovunque: sui presepi, sugli alberi di Natale, sui biglietti d’auguri e perfino sulle tazze del supermercato. Hanno quasi sempre ali grandi, bianche, rassicuranti. Volano, volteggiano, sorridono, annunciano. Sembrano creature antiche, immutabili, come se fossero sempre state così.

E invece no.

Proprio il Natale, con il racconto dell’Annunciazione e dei cori angelici, è il momento ideale per fermarsi a fare una domanda storicamente scomoda ma affascinante: da quando gli angeli hanno le ali? E soprattutto: perché le hanno?

La risposta non si trova in una rivelazione improvvisa né in un passo preciso della Bibbia. È il risultato di secoli di trasformazioni culturali, artistiche e simboliche, in cui il cristianesimo ha dialogato — e talvolta litigato — con l’eredità del mondo antico. Le ali non nascono come dettaglio decorativo, ma come soluzione visiva a un problema profondo: come rappresentare l’invisibile.

Seguendo le tracce di testi sacri, affreschi, mosaici e sarcofagi, scopriamo che gli angeli hanno imparato a volare non nei cieli della teologia, ma negli atelier degli artisti. E come spesso accade, una scelta nata per necessità simbolica è diventata, col tempo, un’evidenza che nessuno mette più in discussione.

Sotto le luci di Natale, vale la pena raccontare anche questa storia: quella di come l’immaginazione umana ha dato le ali al divino.

L’idea moderna dell’angelo con le ali — quella che voliamo a immaginare con tinte bianche e piumate — non nasce direttamente dalla Bibbia, ma dall’incontro tra teologia cristiana e tradizioni artistiche antiche.

1. Gli angeli nella Bibbia non hanno ali (come li immaginiamo oggi)

Se sfogli il Vecchio e il Nuovo Testamento alla ricerca di “angeli con ali”, non li trovi. Le parole e le scene bibliche presentano messaggeri di Dio (in ebraico mal’ak, “messaggero”) che si mostrano come uomini oppure, in casi molto particolari, creature straordinarie come i cherubim o i serafim: questi ultimi sono descritti con ali — ma non sono “angeli umani”, bensì esseri celesti con ruoli specifici e simbolici.  

Nel Libro di Ezechiele, ad esempio, i cherubim sono rappresentati con più ali e con occhi su ali e ruote, ma non sono equivalenti agli angeli messaggeri come li immaginiamo noi.  

2. Nei primi secoli del cristianesimo gli angeli non avevano ali

Le prime immagini cristiane degli angeli sono sparse nelle catacombe e su oggetti funerari datati al III secolo d.C. In queste rappresentazioni, figure come l’arcangelo Gabriele appaiono senza ali e spesso assomigliano a uomini normali con vesti bianche.  

Questa scelta non è un capriccio: il cristianesimo delle origini era cauto nel creare immagini, soprattutto non voleva attribuire ad altre figure identità divine rivali a Dio. Gli angeli erano “messaggeri” invisibili, non divinità visibili.  

3. Nel tardo IV secolo arrivano le ali

Solo a partire dalla fine del IV secolo d.C. (intorno al periodo dell’imperatore Teodosio I) compaiono le prime raffigurazioni di angeli con ali. Un esempio documentato è il cosiddetto Sarcofago del Principe, attribuito al 379–395 d.C., che mostra figure angeliche alate.  

Questo non avviene per rivelazione teologica, ma per influenza artistica e simbolica. L’Impero romano cristiano stava assorbendo le forme e i modelli dell’arte classica: nelle decorazioni pagane era comune rappresentare figure divine o mitiche (**come la Vittoria alata — Nike — o esseri alati) per suggerire movimento, potenza e trascendenza. Gli artisti cristiani adattarono questa iconografia allo “spirito” cristiano: le ali diventarono un modo visivo per dire che l’angelo non è un uomo comune, ma un essere spirituale che può attraversare i mondi.  

Da quel momento, l’angelo alato diventa iconograficamente standard nell’arte cristiana: dai mosaici paleocristiani nelle basiliche agli affreschi medievali e oltre. A Santa Maria Maggiore a Roma (432–440 d.C.) compaiono mosaici di angeli alati fluttuanti attorno alla figura di Cristo, un’immagine che influenzerà l’iconografia dei secoli successivi.  

4. Perché le ali?

Le ali diventano un simbolo ben più che un dettaglio estetico. In termini di significato:

• sono segno di trascendenza e spiritualità: non appartengono alla carne mortale, ma alla dimensione celeste;

• evocano velocità e messaggeria: l’angelo porta ordini o notizie tra cielo e terra;

• derivano dalla tradizione artistica antica di rappresentare il divino con elementi che trascendono la corporeità.  

Anche figure come i cherubim — con le loro ali multiple — e i serafim (con sei ali nella visione di Isaia) suggeriscono che l’associazione tra ali e “cose celesti” era già radicato nella simbologia religiosa molto prima di diventare ordinaria nei dipinti cristiani.  Delusi? Forse un po’, ma alla fine quello che conta è quello che ci piace pensare e credere che sia. Magari e probabilmente se la facevano a piedi o in groppa a qualche bestia ma non per questo, sono meno simpatici.

Emanuele Piva

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Consent Management Platform by Real Cookie Banner