Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

IL GIOCO DELLE BOCCE – Una piccola storia

l gatto e la volpe stavano giocando a bocce lungo la riva dell’Adige, improvvisando una partita piuttosto azzardata: un tiro errato e la pesante sfera sarebbe potuta finire nel fiume, persa per sempre. Ormai in pensione da molti anni, i due arzilli vecchietti, avevano scelto il ponte della diga come luogo di sfida, un po’ per ripararsi dalla canicola estiva, un po’ per evitare che curiosi e poliziotti venissero a turbare la loro quiete, magari mandandoli via o peggio ancora, chiedendo loro di potersi unire al gioco.

 

Volpe: Devi fare tutti questi versi e smorfie di dolore mentre lanci la palla? Ahhh! Auch! Frrrr!

La volpe imitò melodrammaticamente il suo amico, esagerando ogni azione e rallentandola goffamente. Il Gatto scosse la testa sconsolato…

Gatto: Zitto o ci scoprirà qualcuno. Queste esclamazioni, sono scaramantiche, mi servono per prendere la mira, come un cecchino!

Volpe: Spero tu non le faccia anche quando fai pipì… cecchino…

Ridacchiarono di gusto ma tenendo ben d’occhio la partita. Scherzare è bene ma giocare, quella sì che era una cosa seria.

Poco distante, Carletto si stava godendo il suo giro in bicicletta, cercando una piccola spiaggia per poter far un tuffo e rinfrescarsi. Di solito ci andava con gli amici ma questa volta, il gruppetto non c’era: ogni compagno stava trascorrendo le vacanze estive in qualche luogo di villeggiatura con la famiglia. Dopo una attenta ricognizione trovò il suo eden. Si spoglio e si lanciò in acqua.

Carletto però, non aveva digerito troppo bene il panino alla salsiccia che aveva consumato nemmeno un’ora prima e iniziò a sentirsi male, l’acqua era davvero troppo fredda e gli si era bloccata la digestione. Con le poche forze rimaste, gridò aiuto.

Fortunatamente sia il Gatto che la Volpe, che erano nei paraggi, lo sentirono e lo riportarono a riva.

Gatto: ehi dico, sarai mica ammattito? Non si fa il bagno nel fiume, mai. E’ troppo pericoloso.

Volpe: Dai Gatto, è già spaventato, smettila di ammonirlo. Ragazzino, come stai?

Carletto: Bene, molto meglio grazie. Dovete perdonarmi e per favore, non ditelo a mia mamma. Ero da solo, i miei amici sono via e non ho nessuno con cui giocare e condividere il tempo.

Volpe: Sai giocare a bocce?

Carletto: No! Ma è un gioco da vecchi… non c’è azione, né strategia e poi… chi se l’è inventato?

Gatto: Ascolta qua ragazzino. Si giocava a bocce già 7000 anni prima di Gesù, nella città neolitica di Catal Huyuk, in Turchia. Okay, usavano sfere in pietra su un terreno accidentato, mica era tecnologico come adesso. Le bocce sono un gioco vecchio, non un gioco per vecchi. Pensa che in Egitto vennero ritrovate nella tomba di un ragazzo alcune sfere da partita. Parliamo del 3500 a.C.; un ragazzino che avrà avuto la tua età.

Carletto: Oh wow… 

Volpe: Anche i Greci e i Romani giocavano a bocce. Ippocrate, un medico greco, scrisse un documento dove  consigliava ai pazienti di giocare come terapia. (460-377 a.C.). Persino l’imperatore Augusto praticava le bocce e se l’era fatte fare in radica d’ulivo. Per non parlare di Pilato, un grande appassionato.

Carletto: Ma perchè Augusto era pelato?

Gatto: Ma nooo, Ponzio Pilato, il famoso governatore romano ai tempi di Gesù.

Carletto: Non seguo la politica, soprattutto di destra. Mai sentito nominare.

Il Gatto e la Volpe stavano per scoppiare a ridere ma si trattennero, Carletto era seriamente interessato ai loro discorsi e stava iniziando a guardare con curiosità sia le bocce che il boccino.

Carletto: Ma come è arrivato a noi questo gioco e chi lo gioca?

Volpe: Sai, in seguito le legioni romane fecero conoscere il gioco in Gallia ed in Britannia dove divvene molto fico, come dite voi giovani. Nel Medioevo questo gioco divenne una vera e propria mania. Si giocava per le strade, sulle piazze, nei castelli. Le bocce affascinarono tutti, nobili e popolo. Anche i preti e le ragazze ci giocavano sai?. Nel 1299, a Southampton (la romana Clausentum), in Inghilterra, nacque quello che possiamo considerare il primo club boccistico: l’Old Bowling Green.

Comunque Il 1° maggio 1873 sorse a Torino la prima società d’Italia che assunse la curiosa denominazione di Cricca Bocciofila e il 1° maggio 1898 a Torino, in occasione dell’Esposizione Internazionale, nacque l’Unione Bocciofila Piemontese. Fu praticamente la prima federazione da cui iniziò la fase moderna del gioco delle bocce. Nel marzo 2017 si è tenuta a Verona l’assemblea nazionale, la prima, nella storia della Fib (Federazione italiana bocce).

Gatto: Bando alle ciance, vorresti fare una partita adesso?

Carletto: Certo che sì! Come si gioca?

Gatto: Vince chi totalizza i primi 12 punti. I giocatori di ogni squadra lanciano una delle proprie bocce, a turno, cercando di farle avvicinare il più possibile al pallino. Per fare ciò i giocatori possono anche allontanare le bocce avversarie colpendole con le proprie; questo lancio viene chiamato bocciata, volo o raffa. Tutto chiaro?

 

Carletto: Chiaro, limpido e cristallino, come le bocce in bachelite.  Ma vorrei ancora ascoltarvi mentre giochiamo, voi due la sapete lunga su questo gioco. Siete tuttologi? Lo dice sempre mia mamma.

Volpe strizzò l’occhio al Gatto.

Volpe: No, no, ma le nostri mogli lo sono, sanno tutto.

Carletto: E sanno anche giocare a bocce?

Gatto: No, ma le rompono discretamente.

Carletto giocò a bocce tutte estate, divenendo piuttosto bravo. Nei lunghi pomeriggi imparò molte altre cose interessanti sull’argomento come il divieto che Rè e imperatori emanarono contro questo passatempo. II francese Carlo IV il Bello (editto del 1319), Edoardo III d’Inghilterra (1339), Carlo V il Saggio (1369 in Francia) e i re inglesi Riccardo II (1388), Enrico IV (1401) ed Enrico VIII (1511) lo proibirono perché il la gente iniziava a trascurare il lavoro. Ma le bocce avevano anche i loro sostenitori come l’umanista olandese Erasmo da Rotterdam, che le chiamava “ludus globorum missilium”. Persino il teologo tedesco Martin Lutero e da Calvino, che ne era anche un accanito giocatore.

Tornato a scuola, Carletto parlò diffusamente della sua avventura estiva e i compagni vollero approfondire l’argomento. La maestra fece fare numerose ricerche e si costruì, nel giardino dell’istituto, un piccolo spazio per il gioco.

Carletto ritornò anche l’estate successiva lungo il fiume, sotto il ponte della diga, sperando di trovare il Gatto e la Volpe. Ma non c’erano più. Che tristezza! Quanti giorni spensierati aveva passato con loro. Stava per andare via quando notò un libro, proprio dove si riposavano durante le partite.

Carletto: ummmm, Pinocchio? Chissà che libro è e chi lo ha lasciato…

L’avventura non era affatto finita.

Enos Rizzotti

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