L’aperitivo – un momento italiano che ha conquistato il mondo!
«Ci facciamo un ape?», «ci troviamo per bere un ape?», «ape?»…

Quante volte abbiamo domandato o ci hanno fatto queste domande e, come per magia, il nostro sorriso si è aperto come una simpatica fettina di mezzaluna all’arancia. Abbiamo già le labbra sul bicchiere! Sì perché l’aperitivo è un vero proprio rito sociale che si perpetra dopo lavoro, prima di cena, un momento per stare con gli amici e bere qualcosa, per incontrarci, per rilassarci, magari all’aperto, godendoci le terrazze e le meraviglie naturali ed architettoniche che la nostra splendida Italia ci offre e ci regala. Ma facciamo un passo indietro, nella Torino di fine ‘700. Siamo in Piazza Castello, in una piccola bottega sotto i caratteristici enormi ed ombrosi portici di Casa Savoia e un signore, Antonio Benedetto Carpano ha un’intuizione geniale: produrre un vino aromatizzato con erbe e spezie. Quando la chimica vince, quando l’esperimento riesce, la sinergia diventa contagiosa e si diffonde tra tutti i ceti sociali. Torino impazzisce per il Vermouth, il primo vero aperitivo, per antonomasia il simbolo della città; tutti i cittadini aspettano il momento dell’aperitivo che in breve tempo, diventerà il momento ed il fulcro della vita cittadina. Dai caffè nelle piazze al lungofiume Po, questa bevanda alcolica si sposerà con stucchini a base di formaggi, salumi, grissini e prodotti tipici, persino con la bagna cauda. La mania era esplosa ed era esploso di conseguenza anche il commercio, con numerose attività che lo esportarono prima nel resto dell’Italia e poi oltralpe. Questo piccolo fazzoletto di tempo, questo nuovo modo di vivere la giornata, cominciò ad attecchire nei locali di Genova e poi a Firenze, dove si preferirà il Negroni (chiamato così dal nome del Conte Negroni). Milano, Torino, Verona e Bologna, l’aperitivo diventa stile e si fa in grande spolvero; al sud poi, sarà il trampolino per grandi feste in spiaggia ed eventi, complici anche il mare e le giornate più lunghe e più calde.
Nascono poi le tradizioni ed i regionalismi; nel Friuli e nel Veneto si berrà il tacai e il tai, oggi sostituito dal Prosecco mentre la Sardegna ci proporrà il cannonau. Dalla metà degli anni ’90, l’aperitivo subirà una trasformazione fondamentale: da momento di convivio familiare a “moda costosa, stilosa e trendy giovanile”: in tutte le città italiane vengono aperti numerosi locali, soprattutto in zone raffinate dove inizierà ad essere proposto un buffet piuttosto ricco e abbondante. La fusione di queste due tendenze farà nascere l’apericena. Con gli anni cambierà anche il tipo di alcolico proposto: gli anni 80 di Ritorno al Futuro e del colore dei soldi, ci hanno servito cocktail americani come il Long iSland Tea, il Whiskey… la decade successiva ci servirà “lo sbagliato”, l’Americano, la Vodka e il Martini tanto caro a 007. Eppure, nonostante tutto questo excursus di mode fatte di super alcolici, i padroni del bicchiere e del calice con bollicine, sono sempre rimasti gli stessi italiani: Aperol, Campari, gli Spritz vari con vino “mez e mez” alla milanese e il più recente “prosecchino”. Alla fine, da buon italiano, l’aperitivo è emigrato in molti paesi tra i quali Svizzera, Francia, Austria, Germania ma anche negli U.s.a., dove, a detta dei miei studenti, il calice è irrinunciabile. L’italiano si impara anche a tavola, si impara anche a fine giornata, ordinando qualcosa da bere tra amici, tra un sorso e l’altro. «Cameriere, mi scusi?» «Cosa le porto?» «Mi faccia uno spritz, mezzo Aperol e mezzo Campari»
Emanuele Piva
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