Thursday, January 15, 2026
Insoliti successi

La Vespa

Da ragazzo era un sogno ad occhi aperti, il sogno che regalava la libertà e l’indipendenza, che raccontava di storie di ragazze che ti abbracciavano, stringendosi forte quando, in maniera furbesca, davi gas alla tua Vespa modello PX. Dalla forma unica e dal suono irregolare, rigorosamente di colore grigio metallo (nel mio caso), lo scooter Vespa ne ha fatta di strada fino ad oggi: 13 milioni di esemplari venduti; nasce nel 1946 a Pontedera, da un’idea rivoluzionaria di Corradino D’Ascanio, un ingegnere aeronautico al soldo di Enrico Piaggio. La vespa non è mai stata una moto: ci si siede senza scavalcare, il cambio è il sul manubrio e poteva essere usata con i vestiti da tutti i giorni per non sporcarsi  ed imbrattarsi in caso di cattivo tempo. D’Ascanio si sa, odiava le moto e alla sua maniera aveva ragione. Per l’Italia ha rappresentato un nuovo modo di spostarsi: lo scooter era facile da guidare anche se instabile. Uno slogan anni ’60 recitava “Chi vespa mangia le mele (chi non vespa no)”. Vespare è usato dagli appassionati per definire il giro e la vacanza fatta con la Vespa. Ai tempi però, “vespare” era diventato sinonimo di “petting”… da qui l’accostamento alla mela, il frutto del peccato e della trasgressione. Forse Steve Jobs ha copiato qualcosa? Comunque, la Vespa ha il merito di aver motorizzato l’Italia durante il periodo della ricostruzione post bellica; costava abbastanza per un operaio, ma era sempre più economica di una macchina. Ma parliamo di originalità; Si perché non solo è un capolavoro di ingegneria, con la sua carrozzeria portante che sostituiva il telaio, coprendo ogni singola parte meccanica ma riassume anche tratti così all’avanguardia da renderla un’opera d’arte: la ruota davanti aveva la tecnologia e la forma di un carrello d’aereo e per ciò che concerne il nome, la leggenda narra che Enrico Piaggio, vedendola per la prima volta esclamò : “ma sembra una vespa”, per via della somiglianza all’insetto a vita stretta e per il rumore caratteristico, ronzante, fastidioso ma inconfondibile.  La vespa entra nella cultura di massa a livello mondiale, planetario. La bellissima Audrey Hepburn la guiderà assieme a Gregory Peck nel film “Vacanze romane”, ma il piccolo scooter comparirà in migliaia di pellicole tra le quali “Scarface”, “Good Morning Vietnam”, “The day after tomorrow” ec… Il giornale Times poi ne parlerà come di “un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana”. Ma torniamo a noi, rimontiamo ancora una volta in sella alla vespa, unendoci ai milioni di appassionati che nel mondo fanno parte dei vespa club ed esibiscono i loro gioiellini nei raduni o facendo traversate: che emozioni. Voglio chiudere così, raccontandovi un episodio di molti anni fa, quando ero a New York. Stavo girando pigramente nel museo d’arte moderna, il MoMa. Ormai i piedi mi facevano male dopo le ore a camminare ed ero veramente stanco quando, entrando in una sala l’ho vista nel centro della stanza: meravigliosa e ben piantata sulla sua doppia cavalletta. La Vespa Gs 150 D’Ascanio. In un attimo, il tempo si è riavvolto e mi ha portato indietro, nell’estate del 1994, a Verona, quando tutto era possibile. Ma… questa è un’altra storia… Si  perché ogni vespa, di storie, ne trasporta tante.

Emanuele Piva

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