Gelato, affari e nostalgia: la dolce trappola italiana (e non solo)
di Emanuele Piva e Federico Bottura – con l’occhio acuto di chi le carte le legge e non si scioglie al primo raggio di sole
Nel Bel Paese, dove il cibo è pretesto e bandiera, il gelato non è solo un piacere estivo, ma una questione d’identità nazionale. Le statistiche confermano: 2,5 gelati a settimana in media per ogni italiano d’estate—c’è chi li consuma due, qualcuno tre o quattro, altri addirittura un cono al giorno. Eppure, dietro questo rito quotidiano, si cela un sistema potente, fra marketing, tradizioni familiari e cavalcate industriali.
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L’espansione di Sammontana: dal bar-latteria al giro dei miliardi
Tutto nasce negli anni ’40, con Romeo Bagnoli che trasforma il suo bar di Empoli in punto di riferimento per il gelato artigianale. Oggi, Sammontana S.p.A. – cresciuta grazie al logo disegnato dal leggendario Milton Glaser – è un colosso da 900 milioni di euro di fatturato consolidato, 2.400 dipendenti, 8 siti produttivi e 140.000 punti vendita nel mondo.
Nel 2023 ha registrato ricavi record per 549 milioni, in crescita del 13% rispetto al 2022, con un EBITDA salito a +89%: 74,4 milioni . E non si ferma: è in arrivo un nuovo impianto empolese da 3.700 m², +10% di capacità entro il 2026 .
Ma i piani del gruppo – che ora include anche Forno d’Asolo e i marchi Tre Marie, Bindi, Il Pasticcere – non restano nazionali: l’obiettivo è raddoppiare i ricavi entro il 2029 fino a oltre 1,8 – 2 miliardi, con margini ben sopra il 18%. Investindustrial ha già preso una quota, anticipando l’IPO.
Algida: dal Cremino al Cornetto, passando per la Resistenza
Nel 1946, a Roma, due figure emblematiche danno vita a qualcosa di più di un gelato: Italo Barbiani, pronto a innovare, e l’ingegnere ebreo-jugoslavo Alfred Wiesner, fuggito da campo di internamento e attivo nella Resistenza. Gli alleati gli donarono due macchine per gelati – seme della futura Algida.
Il primo prodotto, il glorioso Cremino, gelato alla panna coperto di cioccolato su legno
. Ma fu nel 1976 che sbocciò il vero fenomeno: il Cornetto, ereditato dalla fabbrica Spica di Napoli, con brevetto acquisito da Unilever (che aveva rilevato Algida già nel 1964).
Oggi, Algida domina il mercato del gelato confezionato in Italia (quota leader nel 2018), prima di Sammontana, Motta e altri  Fa parte del gruppo Heartbrand di Unilever, e la sua iconica “spirale-cuore” dal 1998 è diventata simbolo globale .
Il gusto del gelato: effetti psicologici e sociali
Dietro ogni cono c’è un flash emotivo. Per il 60,4% degli italiani è “intramontabile”, per il 55,8% piace a tutti, il 38,3%lo associa alla spensieratezza infantile . Il 54% lo lega all’estate, il 33% alla felicità , il 25% al mare . Non è solo cibo: è coccola mentale, evasione istantanea, memoria in forma gelida.
Formati e preferenze: dal cono al ghiacciolo
Nel gelato confezionato trionfa il cono, amato trasversalmente da uomini e donne. Seguono barattolino/vaschetta, biscotto, coppetta, stecco e infine ghiacciolo.
Il momento top? La merenda: scelta dal 50% dei consumatori.
l gelato italiano è una storia doppia: mito artigiano e tentacolo industriale. Dentro c’è il sogno di un casellante toscano e la Resistenza di un ingegnere ebreo. Ma anche fusioni finanziarie, piani da miliardi e marchi globali. E mentre l’Italia discute di etichette, antitrust e concorrenza, c’è un dato che non cambia: il cono chiama, e nessuno risponde con un no.

