Sunday, November 30, 2025
Insoliti successi

Il Babà al Rum è polacco!

Dalle corti europee alle vetrine napoletane: la sorprendente storia del Babà al Rum

Il Babà al Rum, simbolo indiscusso della pasticceria napoletana, ha origini che affondano lontano dal Vesuvio, intrecciando le storie di Polonia, Francia e Italia.

👑 Un re polacco e un dolce troppo secco

La leggenda narra che Stanislao Leszczyński, re di Polonia nel XVIII secolo, trovasse il tradizionale kugelhopf troppo asciutto per i suoi gusti. In un gesto di frustrazione o di creatività, decise di inzupparlo con del vino dolce, probabilmente il Madeira, rendendolo più morbido e gustoso. Questo esperimento culinario diede vita a un nuovo dolce, che il re battezzò “Ali Babà”, ispirandosi al personaggio delle Mille e una notte .

🇫🇷 L’arrivo in Francia e l’evoluzione della ricetta

Il dolce seguì la figlia di Stanislao, Maria Leszczyńska, quando sposò Luigi XV di Francia. Con lei, il pasticcere Nicolas Stohrer portò la ricetta a Parigi, dove nel 1730 aprì la sua pasticceria, ancora oggi esistente. Qui, la ricetta subì ulteriori modifiche: lo sciroppo al rum sostituì il Madeira, e la forma del dolce divenne quella a fungo che conosciamo oggi .

🇮🇹 L’adozione a Napoli e la nascita del “babbà”

Il Babà giunse a Napoli nel XIX secolo, durante il periodo di influenza francese. I pasticceri napoletani adottarono e perfezionarono la ricetta, rendendo il dolce più soffice e introducendo varianti con crema o panna. Il nome si trasformò in “babbà”, adattandosi al dialetto locale e diventando sinonimo di dolcezza e bontà .

🧁 Un dolce, molte varianti

Oggi, il Babà al Rum è protagonista in molte pasticcerie, non solo a Napoli ma in tutta Italia. Esistono versioni mignon, torte Babà e varianti con bagne diverse, come il limoncello. Nonostante le sue origini nobili e internazionali, il Babà è diventato un simbolo della tradizione partenopea, amato da tutti per la sua inconfondibile morbidezza e il suo sapore unico.

In conclusione, il Babà al Rum è un esempio perfetto di come la gastronomia possa unire culture diverse, trasformando un semplice dolce in un’icona culinaria internazionale.


Emanuele Piva

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