Thursday, January 15, 2026
Insoliti successi

I posteggiatori di Napoli

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La Posteggia Napoletana è un termine che evoca la tradizione partenopea e ha un significato affascinante. In passato, la parola “posteggia” aveva diverse sfaccettature:

  1. Complesso Musicale Ambulante:

    • Originariamente, la posteggia indicava un complesso di tre o più musicisti che si esibivano per le strade di Napoli.
    • Questi artisti ambulanti suonavano e cantavano brani del repertorio musicale tradizionale napoletano.
    • Il termine “posteggia” derivava dal dialettale “‘O puosto”, che indicava il luogo in cui chi aveva un’attività si fermava.
    • Questo spazio era spesso occupato da venditori ambulanti di pesce, frutta o altri prodotti.
    • La posteggia era associata anche alle serenate dedicate alle amate, eseguite sotto i balconi delle donne.
    • In queste performance, un complesso musicale accompagnava l’innamorato, che poteva partecipare come cantante o suonatore.
  2. Evoluzione e Declino:

    • Nel corso del tempo, la posteggia si è evoluta.
    • Oggi, di solito, è costituita da una sola persona che suona la chitarra o il mandolino e canta.
    • Trovare gruppi di quattro o cinque musicisti come nella tradizione originale è raro.
    • I luoghi preferiti per la posteggia sono ristoranti e caffè, dove gli artisti intrattengono gli avventori.
  3. Esempi dalla Cultura Popolare:

    • Nel film “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo, un posteggiatore solitario si avvicina ai commensali di una trattoria.
    • Sorride accattivante e mostra un biglietto con scritto: “Non suono per non disturbare. Grazie.
    • Questo gesto gli guadagna la mancia.
    • Tuttavia, non tutti gradivano i posteggiatori: Eduardo De Filippo, ad esempio, li trovava fastidiosi e li invitava a allontanarsi quando si trovava nei pressi di Palazzo Donn’Anna.
  1. Origini Greche e Romane:
    • Nel Museo di Taranto, una coppa risalente al VI secolo a.C. presenta una decorazione che raffigura un convito con giovani che allietano il banchetto suonando la lira.
    • Allo stesso modo, un’altra coppa proveniente da Vulci (risalente al V secolo a.C.) mostra un giovane che regge un piatto, mentre un ragazzo o una ragazza suona il flauto.
    • Queste coppe appartengono alla civiltà greca e testimoniano l’antica tradizione di accompagnare i banchetti con la musica.
  1. Antica Napoli e la Posteggia:
    • Napoli, con la sua storia millenaria, ha ereditato questa pratica.
    • In passato, la posteggia indicava un complesso di tre o più musicisti che si esibivano per le strade della città.
    • Il termine deriva dal dialettale “‘O puosto”, che indicava il luogo dove chi aveva un’attività si fermava.
    • Questo spazio era occupato da venditori ambulanti di pesce, frutta o altri prodotti.
    • La posteggia era associata anche alle serenate dedicate alle amate, eseguite sotto i loro balconi.
  1. Evoluzione e Sindacato:
    • Nel tempo, la posteggia si è evoluta.
    • I musicisti formavano collettivi che si esibivano per pochi spiccioli nelle strade frequentate della città.
    • Nel 1569, i posteggiatori costituirono una corporazione nella chiesa di S. Nicola alla Carità, garantendo giusti compensi e assistenza malattie.
    • Nel XVII secolo, le “pagliarelle dello Sciummetiello” e la Taverna delle Carcioffole al Ponte della Maddalena erano luoghi di posteggia.

La  Posteggia Napoletana è un ricordo affettuoso di una tradizione musicale e artistica che ha attraversato i secoli, portando melodie e sorrisi per le strade di Napoli.

Oggi, sebbene i posteggiatori siano meno numerosi, alcuni artisti come Alfredo Imparato continuano a portare avanti questa tradizione. Alfredo, un mandolinista di strada, canta con passione e discrezione. Lo si può trovare il sabato mattina davanti alla libreria “Guida” a Port’Alba o in altri luoghi fissi come piazza Medaglie d’Oro o davanti a Palazzo Reale. La gente lo ascolta volentieri e talvolta lascia una moneta nell’astuccio del suo mandolino.

Emanuele Piva

 

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