Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

SALVO D’ACQUISTO, l’eroe per molte vie

Molte vie delle nostre città ne hanno una intitolata a Salvo D’Acquisto; mi pareva doveroso mettere questo ragazzo sotto i riflettori e farlo parlare alle future generazioni. A voi, l’intervista impossibile a un vero eroe italiano.

Emanuele: Benvenuti, cari lettori di Offbeatitalia. Oggi abbiamo un ospite davvero speciale, una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia d’Italia: Salvo D’Acquisto. Un uomo il cui sacrificio è simbolo di eroismo e altruismo. Salvo, grazie infinite per essere qui con noi.

Salvo: Grazie a te, Emanuele. È davvero strano essere qui oggi a parlare di me stesso, ma sono felice di farlo se può essere utile per riflettere su temi importanti.

Emanuele: La tua storia è stata raccontata molte volte, ma vorrei che oggi ne parlassimo in modo diverso, più personale. Sei nato a Napoli nel 1920, giusto? Come ti sei avvicinato alla carriera militare?

Salvo: Sì, sono nato a Napoli il 15 ottobre 1920. La mia era una famiglia umile, ma molto unita. A Napoli, negli anni ’30, si respirava un’aria di grandi cambiamenti, e molti giovani come me sentivano il dovere di servire la Patria. Così, a 18 anni, nel 1939, entrai nei Carabinieri. Il clima politico e sociale dell’epoca era piuttosto complesso, con il fascismo al potere e la guerra ormai alle porte.

Emanuele: Sì, erano tempi davvero difficili. Sei stato subito inviato al fronte?

Salvo: Esatto. Dopo il mio addestramento, fui inviato in Libia, che era sotto il controllo coloniale italiano. Quella fu la mia prima esperienza sul campo di battaglia. Non era facile, soprattutto per noi giovani che ci trovavamo catapultati in una realtà così dura e lontana da casa. Poi, nel 1942, sono tornato in Italia, a Torrimpietra, vicino Roma, dove lavoravo in una piccola stazione dei Carabinieri.

Emanuele: E lì, a Torrimpietra, hai vissuto uno dei momenti più decisivi della tua vita. È incredibile pensare che avessi solo 23 anni quando hai preso quella decisione così coraggiosa. Ci puoi raccontare cosa è successo esattamente il 23 settembre 1943?

Salvo: Certo. Erano giorni di grande caos. L’8 settembre c’era stato l’armistizio firmato dal governo italiano, che segnava la fine della nostra alleanza con la Germania nazista. Il Paese era nel caos, le truppe tedesche occupavano l’Italia, e si respirava un clima di grande incertezza e paura.

Quel giorno, una pattuglia tedesca subì un’esplosione vicino a Torrimpietra. Due soldati rimasero feriti e i tedeschi, pensando si trattasse di un attentato, decisero di rappresaglia di prendere ventidue uomini del villaggio. Erano uomini innocenti, lavoratori presi a caso, e io sapevo che sarebbero stati fucilati se non fosse emerso un responsabile.

Emanuele: È qui che la tua scelta diventa eroica. Tu sapevi che l’esplosione era stata un incidente, ma hai deciso di prenderti la colpa per salvare quelle vite. Cosa ti passava per la mente in quei momenti?

Salvo: Non ho avuto molto tempo per riflettere. Vedevo la paura negli occhi di quegli uomini, capivo che non avevano nessuna possibilità di salvarsi se qualcuno non si fosse preso la responsabilità. Sapevo che i tedeschi non sarebbero tornati indietro dalla loro decisione, avevano bisogno di un colpevole. Così, mi sono fatto avanti. Ho detto loro che ero io il responsabile dell’accaduto.

Non so se si può parlare di coraggio. Era più un senso di dovere. Ho sempre creduto che, in situazioni estreme, ognuno debba fare la sua parte. In quel caso, la mia parte era salvare quelle persone.

Emanuele: Una decisione che ti è costata la vita. Come hanno reagito i tedeschi quando ti sei consegnato?

Salvo: Non furono subito convinti. Hanno continuato a interrogarmi per ore, ma alla fine accettarono la mia confessione. Gli ostaggi furono rilasciati, e io fui portato fuori, dove mi fucilarono.

Emanuele: Il tuo sacrificio ha salvato ventidue vite, e la tua memoria è rimasta come simbolo di altruismo e coraggio. Ma in quel momento, non hai avuto paura? Non hai mai pensato di poter ancora fare qualcosa per salvarsi?

Salvo: La paura c’era, naturalmente. Chiunque direbbe il contrario non sarebbe sincero. Ma credo che, in quei momenti, la paura diventi secondaria. Il mio pensiero era rivolto a quelle famiglie, a quei padri di famiglia che avrebbero potuto tornare a casa. Forse, proprio quella consapevolezza mi ha dato la forza di affrontare ciò che stava per accadere.

Emanuele: Un sacrificio che è stato poi riconosciuto con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. La tua storia è diventata una lezione di umanità e di speranza. Oggi, a distanza di più di settant’anni, cosa pensi che possiamo imparare dal tuo gesto?

Salvo: Non so se c’è una lezione universale. Ognuno di noi si trova davanti a scelte, grandi o piccole, che possono cambiare le vite degli altri. Credo che la cosa più importante sia non dimenticare mai che siamo parte di una comunità. Anche se il mondo è cambiato, il principio di fondo resta lo stesso: aiutare il prossimo, fare la cosa giusta anche quando è difficile, è un valore che non può e non deve perdersi.

Emanuele: Oggi sembra che il mondo sia spesso diviso e polarizzato. Il tuo esempio potrebbe sembrare distante, ma forse proprio per questo ha ancora più valore. Cosa diresti ai giovani di oggi, che si trovano ad affrontare una realtà così complessa?

Salvo: Direi loro di non sottovalutare mai l’impatto delle loro azioni. Anche un piccolo gesto può fare la differenza. Non bisogna pensare che il coraggio sia solo nelle grandi imprese o nei grandi sacrifici. Il coraggio è anche nelle piccole scelte quotidiane: difendere un amico, alzarsi contro un’ingiustizia, essere onesti quando è più facile mentire. Sono queste piccole azioni che, messe insieme, costruiscono una società più giusta.

Emanuele: Parole che ci fanno riflettere. Prima di chiudere, c’è un messaggio particolare che vorresti lasciare ai nostri lettori?

Salvo: Solo questo: ricordate che siamo tutti parte di qualcosa di più grande. Ogni azione, ogni decisione ha un effetto sugli altri. Non dimentichiamolo mai, e facciamo in modo di essere, nel nostro piccolo, fonte di speranza e aiuto per chi ci circonda.

Emanuele: Grazie di cuore, Salvo. La tua storia ci ispira ancora oggi e continuerà a farlo per le generazioni future. È stato un vero onore parlare con te.

Salvo: Grazie a voi. È stato un piacere condividere questi pensieri.

Emanuele: E con queste parole di profonda saggezza, chiudiamo l’intervista con Salvo D’Acquisto. Un esempio di umanità e coraggio che continuerà a vivere nei nostri cuori. Grazie a tutti per averci seguito su Offbeatitalia.

 

Emanuele Piva

Direttore di Offbeatitalia

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