Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

I CORIANDOLI: un’invenzione italiana

I coriandoli si inscrivono nel tessuto tradizionale del Carnevale, un periodo vivace dell’anno in cui l’anonimato delle maschere si sposa con l’irriverenza delle acrobazie sociali. In questo clima festoso, i sapori delle chiacchiere fritte danzano sulla lingua mentre i carri allegorici sfrecciano per le strade, immortalando figure illustri e avvenimenti storici, mentre i giovanissimi lanciano nell’aria scintillanti coriandoli di carta.
I coriandoli, piccole falde di carta colorata, non conoscono confini, permeando non solo l’Italia ma una vasta gamma di Paesi. Durante il Carnevale, essi divengono agenti di gioia e spensieratezza, offrendo un intrattenimento accessibile a tutte le tasche. Tuttavia, pochi sono al corrente della loro provenienza italica. È quindi opportuno risalire alle loro radici.
L’usanza di lanciare coriandoli affonda le sue radici nel Rinascimento, nel suggestivo alveo del 1500. In quel tempo lontano, i coriandoli non erano gli attuali ritagli di carta, bensì autentici semi di coriandolo. Questa spezia, giunta dall’Oriente, con la sua forma rotonda e minuta, si prestava magnificamente al lancio. I semi, avvolti in un manto di zucchero, noti oggi come confetti, venivano liberati nell’aria durante festeggiamenti quali matrimoni o il Carnevale, portando con sé auspici di buon auspicio e dolcezza. Questa consuetudine, particolarmente radicata a Venezia, celebre per il suo Carnevale, era parte integrante del folklore cittadino.

Una pratica attestata dal fiorentino Giovanvittorio Soderini, autore di trattati di botanica del XVI secolo. A lui spetterebbe la prima menzione dell’uso di ricoprire di zucchero i semi di coriandolo per trasformarli in piccoli confetti da lanciare: in inglese, infatti, i coriandoli vengono chiamati confetti

Al posto dei confetti di coriandolo sarebbero poi state utilizzate palline di gesso colorato, più economiche e variopinte. La sostituzione del gesso con la carta risultò molto più recente e, di nuovo, sarebbe una invenzione tutta italiana.

 Fu così che nel 1875 l’ingegnoso Enrico Mangili, tessitore milanese (nel paese di Crescenzago), ebbe l’intuizione di riciclare i residui di carta provenienti dalla sua manifattura tessile al posto dei costosi confetti di zucchero. Nello stesso periodo, un altro italiano, Ettore Fenderl di Trieste, privo delle risorse necessarie per l’acquisto dei confetti, sostituì gli stessi con frammenti di carta.
Da qui l’uso attuale dei confetti di semi di coriandolo o mandorla nelle cerimonie di laurea o di matrimonio, mentre i coriandoli di carta trovano la loro ragion d’essere durante il Carnevale.

L’usanza di lanciare piccoli oggetti, tuttavia, è in verità molto più antica e risale addirittura all’antica Grecia e alla cosidetta phyllobolia, cioè il lancio di foglie per gli eroi di una battaglia, sul corpo dei defunti ai funerali e sugli sposi durante i matrimoni.

L’Italia ci regala ancora sorprese, ci stupisce con la sua bellezza, la sua fantasia e per le sue tradizioni e … per la magia. Sí perché lanciare qualcosa sarebbe stato assimilabile a un rito magico ben augurante.

Emanuele Piva

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