BBURAGO, una storia in scala 1:1
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Ciao a tutti, io sono Emanuele e questo è Offbeatitalia, il podcast dove raccontiamo le storie insolite, nascoste e un po’ nerd dell’Italia. Oggi vi porto in un viaggio in miniatura: la storia della BBurago, la fabbrica italiana che ha trasformato il modellino di auto in un’ossessione mondiale. Se siete cresciuti tra anni Ottanta e Novanta, forse ne avete ancora uno sulla libreria: una Ferrari rossa in scala 1:18, con le portiere che si aprono, il cofano con il motore, le ruote sterzanti. Ecco, molto probabilmente è una BBurago. Partiamo dall’inizio. La storia comincia nel 1974, in Lombardia, in un piccolo paese che si chiama Burago di Molgora. Qui tre fratelli, Mario, Ugo e Martino Besana, decidono di buttarsi seriamente nel mondo dei modellini in metallo. All’inizio l’azienda non si chiama ancora BBurago, ma “Martoys”: “Mar” come Mario, “toys” come giocattoli. Producono soprattutto modelli in scala 1:24, auto europee contemporanee, solidi, pesanti, pensati per essere toccati, usati, non solo guardati. Nel 1976 succede qualcosa di importante: Martoys cambia nome e diventa BBurago, con due “B”. Una “B” per Burago di Molgora, il paese, e una per Besana, la famiglia. È un nome un po’ strano, ma resta in testa. E infatti funziona. Da lì BBurago inizia a costruire una propria identità: modelli grandi, dettagliati, a prezzi accessibili. Non oggetti di lusso, ma qualcosa che un ragazzino poteva ricevere a Natale… e un adulto poteva esporre con orgoglio in salotto. Negli anni Ottanta e Novanta BBurago diventa una specie di lingua comune tra appassionati di auto. Arrivano le scale 1:18, 1:24, 1:43; arrivano le serie da montare, con viti, pezzi, decalcomanie che a volte non si incollavano benissimo – e infatti molti collezionisti ancora oggi ricordano la lotta con gli adesivi ribelli. Ma il fascino è lì: apri le portiere, giri lo sterzo, guardi il motore, immagini il suono vero dell’auto reale. La produzione è tutta in Italia, a Burago di Molgora. Questo è un dettaglio importante: mentre molti concorrenti spostano le fabbriche in paesi dove il costo del lavoro è più basso, BBurago resta “made in Italy”. È una scelta che dà qualità e identità, ma rende difficile competere sui prezzi. Intanto il mercato cambia: arrivano nuovi marchi, aumenta la concorrenza sulla scala 1:18, i margini si assottigliano. E poi c’è la questione Ferrari. Per anni, i modellini Ferrari di BBurago sono un simbolo. Ma a un certo punto Ferrari concede un’esclusiva a un altro gruppo per le riproduzioni in scala, e per BBurago è un colpo durissimo: avevano investito tanto in stampi e licenze. Meno Ferrari significa meno vendite, meno respiro economico. Nel 2005 arriva il momento più buio: BBurago dichiara bancarotta. Sembra la fine di una storia italiana. Ma qui entra in scena un plot twist in pieno stile Offbeatitalia. Nel 2006 il marchio viene acquistato dal May Cheong Group, una società di Hong Kong che possiede anche Maisto. L’idea non è cancellare BBurago, ma rilanciarla. La produzione si sposta in Asia, ma il brand rimane legato all’immaginario europeo, e in particolare italiano. Oggi BBurago continua a esistere come marchio internazionale: realizza modellini in diverse scale, collabora con importanti case automobilistiche, ed è tornata persino a produrre Ferrari sotto il nuovo assetto. Sul sito ufficiale e nei cataloghi recenti BBurago viene raccontata come una storia di tradizione italiana che incontra una rete globale di distribuzione: un ponte tra la piccola fabbrica di Burago di Molgora e le vetrine dei negozi in tutto il mondo. Ma perché questa storia ci piace qui a Offbeatitalia? Perché BBurago è un pezzo di cultura pop italiana che spesso non consideriamo “cultura”, e invece lo è eccome. È design accessibile. È educazione visiva: impari i nomi delle auto, riconosci le forme, i dettagli. È anche una storia su come la manifattura italiana abbia creato oggetti che parlano al bambino e al collezionista con la stessa forza. È pure una storia di transizione: da marchio familiare e artigianale-industriale a brand globale adottato da un grande gruppo. Alcuni nostalgici diranno: “La vera BBurago è finita con Burago di Molgora”. Altri risponderanno che senza quella acquisizione il nome sarebbe scomparso del tutto. La verità, come spesso succede, sta nel mezzo: oggi quando vediamo quel logo, vediamo insieme il ricordo degli anni Ottanta e il presente di un mercato mondiale dei modellini. Se ascoltando questo episodio hai visualizzato il modellino che avevi da piccolo, ti invito a fare un gioco: prova a ricordare quale fosse la tua prima BBurago. Una Lamborghini Countach bianca? Una Ferrari Testarossa? Una Renault 5 da rally? Sono piccoli archivi personali di emozioni, e raccontano tanto di noi quanto dell’azienda che li ha creati. Io sono Emanuele, questo era Offbeatitalia. Se ti è piaciuta questa storia in miniatura, condividila con qualcuno che ancora tiene i modellini sulla mensola “perché non si sa mai”. Alla prossima storia insolita.
Emanuele Piva

