I Pignori Imperii – I pegni del comando che proteggevano Roma!
Esistono antichi oggetti magici, appartenuti agli dei che, se posseduti donano ai mortali: fama, gloria e protezione… Persi nel tempo e nascosti chissà dove, aspettano silenziosi per tornare a comandare il mondo.
«ci furono sette garanzie a tenere il potere a Roma: la pietra della Madre degli Dèi, la quadriga di argilla dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, il palladio, gli ancilia»
Maurus Servius Honoratus In Vergilii carmina comentarii ad Aen, VII, 188 – grammatico e commentatore di Virgilio vissuto a cavallo tra il IV e V secolo.
L’impero romano è stato immenso, forte e imbattibile, si estendeva per gran parte del globo conosciuto e ha portato, attraverso le strade, una nuova forma di civilizzazione, nuove idee e con queste anche la diffusione della cultura di cui tutti oggi beneficiamo. Ma che cosa garantiva il potere e la gloria a Roma? Perché l’Urbe era invincibile e unica? Secondo le credenze e le leggende degli antichi romani, la Capitale e di conseguenza anche l’Impero, erano protetti da sette oggetti sacri, sette talismani magici: i misteriosi Pignora Imperii ovvero i “pegni del comando”. I magnifici sette perché il sette era considerato magico presso molti popoli antichi, simbolo della perfezione. Roma ebbe sette re, sette colli (il Settimonzio) e sette oggetti sacri. I primi quattro pegni venivano dall’ inespugnabile città di Troia, portati direttamente dall’eroico Enea: lo scettro di re Priamo, le ceneri dell’eroe Oreste e il velo di Iliona e il Palladio. L’Ancile (come il Palladio) cadde dal cielo, il carro dei Veienti aveva origine etrusca, mentre l’ago di Cibele proveniva dall’Anatolia. Era indispensabile che i pignora imperii non venissero portati via dai nemici o profanati da impuri, in quanto ciò avrebbe significato la rovina di Roma e del suo imperium. Infatti, il furto o la perdita di anche solo uno dei pignora avrebbe infranto le difese magiche dell’Urbe e il suo potere. Vennero sempre custoditi con grande attenzione, nonostante le grandi catastrofi e i problemi. Solo dopo l’emanazione dei decreti teodosiani, sul finire del IV secolo, si persero le tracce di questi oggetti sacri, forse nascosti dagli ultimi sacerdoti pagani o distrutti dai cristiani. Stranamente, con la loro scomparsa, finí per sempre anche l’Impero Romano. La storia si intreccia spesso con il mito e la magia e solitamente non è possibile determinare dove inizi l’una e finisca l’altra, dove sia il vero e dove non lo sia. I romani ci credevano, ci credevo talmente tanto da considerarli reali. Indagheremo con una serie di articoli, sette appunto, per conoscere “i pegni del comando” e per capire dove siano finiti.
Emanuele Piva
Enos Rizzotti

