Italo Calvino: l’uomo che sognava alberi e città invisibili
Italo Calvino: l’uomo che sognava alberi e città invisibili
di Emanuele Piva
È raro che uno scrittore del Novecento riesca a parlare così vividamente alla nostra contemporaneità. Italo Calvino, nato nel 1923 a Santiago de Las Vegas, vicino all’Avana, da genitori italiani, è uno di questi casi: la sua opera continua a essere letta, studiata e amata in ogni parte del mondo, e il suo pensiero sembra anticipare molte domande che oggi la società globale si pone.
Calvino è spesso ricordato solo come autore di romanzi e racconti belli e intelligenti, ma dietro queste pagine si nasconde una vita ricca di esperienze che riflettono i grandi cambiamenti del secolo scorso. Nato all’estero perché suo padre lavorava come agronomo in Cuba e sua madre era botanica, calvino tornò in Italia ancora bambino e crebbe nella città di Sanremo, nella Liguria che avrebbe ispirato molti dei suoi paesaggi letterari.
La sua infanzia è già un curioso mix tra natura e letteratura: circondato da giardini sperimentali e boschi, leggendo avventure di ogni tipo, Calvino sviluppò un immaginario che mescola rigore scientifico e fantasia liberiamente creativa. È affascinante pensare che l’idea di alberi, foreste e spazi aperti – elementi spesso presenti nei suoi racconti – derivi da queste corse tra le fronde liguri.
La sua formazione fu segnata dalla guerra. Come molti giovani della sua generazione, Calvino partecipò alla Resistenza contro il fascismo e l’occupazione nazista. Questa esperienza, che vide giovani antifascisti combattere sulle montagne liguri, lasciò un’impronta profonda nelle sue prime opere narrative, in particolare nel suo primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947), che racconta la guerra attraverso gli occhi di un ragazzo.
Il dopoguerra fu per Calvino un periodo di sperimentazione. Si iscrisse all’Università di Torino prima e poi alla Facoltà di Lettere, iniziando a collaborare con la storica casa editrice Einaudi e con riviste letterarie che divennero tra i centri nevralgici della cultura italiana del tempo. In quegli anni pubblicò opere che entrarono nell’immaginario collettivo, come Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, raccolte nella celebre trilogia I nostri antenati.
Questa trilogia è un perfetto esempio di come Calvino sapesse mescolare elementi fiabeschi con riflessioni profonde sull’identità, sull’indipendenza, e sul rapporto tra individuo e società – temi che oggi ritornano nei dibattiti su libertà personale, senso civico e responsabilità sociale. In Il barone rampante, ad esempio, il protagonista sceglie di vivere sugli alberi e da lì osserva e commenta il mondo, un gesto simbolico che parla di distanza critica, autonomia e visione alternativa della realtà.
Negli anni Sessanta, Calvino si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con il gruppo di scrittori dell’Oulipo, un laboratorio creativo che esplorava letteratura e combinazioni formali. Questa esperienza amplificò ulteriormente la sua ricerca stilistica e concettuale: opere come Le cosmicomiche e Le città invisibili mostrano una mente che unisce logica, scienza, gioco linguistico e meraviglia.
Le città invisibili, in particolare, è diventato uno dei suoi testi più studiati anche al di fuori dell’Italia, proprio perché propone un modo di pensare lo spazio, le relazioni umane e la costruzione di significato che dialoga con la complessità delle nostre città globalizzate, multiculturali, come le metropoli odierne.
Calvino non fu un uomo di rigidi dogmi letterari: attraversò correnti diverse, dal neorealismo alla fantascienza, dal postmoderno alla narrazione combinatoria, sempre con uno sguardo curioso e innovativo. Sfuggiva alle etichette, affermando che la letteratura deve essere un’esperienza viva, in costante trasformazione.
La sua morte, nel 1985, avvenne mentre stava lavorando alle Lezioni americane, un ciclo di conferenze concepito per Harvard che sarebbe diventato un manifesto del suo pensiero: l’importanza della leggerezza, della rapidità, dell’esattezza, di valori che risuonano con forza nella società dell’informazione digitale contemporanea.
Oggi Calvino è più di un autore: è un simbolo di come la curiosità, la fantasia e la razionalità possano convivere e offrirci chiavi di lettura nuove per interpretare il mondo. In un’epoca in cui l’attenzione si disperde tra mille stimoli, la sua voce rimane un invito a guardare oltre, a costruire nuove mappe di senso nel caos delle nostre giornate.

