Thursday, January 15, 2026
Insolita cultura

Pellegrino Artusi, il Re dei fornelli italiano

L’UOMO

Era una calda giornata d’autunno a Firenze quando mi trovai ospite nella mia casa l’amico Francesco Trevisan, un eminente professore di lettere classiche, noto per la sua passione per gli studi foscoliani. Fu un incontro piacevole, ma anche una sfida: dopo avergli mostrato il manoscritto del mio lavoro di cucina, attesi ansioso il suo verdetto. Il responso, però, fu gelido: “Questo libro non avrà successo”, sentenziò senza mezzi termini.

Quella critica mi scosse, ma non del tutto convinto del suo giudizio, decisi di tentare la sorte. Mi rivolsi a una casa editrice fiorentina, sperando che il loro legame di amicizia e i precedenti affari li spingessero ad accogliere il mio libro. Organizzai persino un pranzo per convincerli del valore pratico delle mie ricette. Gli editori e gli altri ospiti sembrarono gradire, ma alla fine, con tono altezzoso, uno di loro mi disse: “Se fosse stato scritto da Donèy, forse avrebbe senso”. Così, il mio sogno sembrava svanire, come una soffice nuvola dispersa da un vento improvviso.

Non mi arresi, però. Tentai di nuovo con una prestigiosa casa editrice di Milano, immaginando che il loro vasto catalogo di opere musicali potesse accogliere anche un libro di cucina. Ma la risposta fu secca: “Non ci occupiamo di libri di cucina”. L’umiliazione fu bruciante. “Basta mendicare,” mi dissi. Decisi di pubblicarlo da solo, a mio rischio e pericolo, affidandomi alla tipografia Landi. Nonostante le incertezze, feci tirare mille copie, un numero esiguo, ma sufficiente per un primo tentativo.

Le difficoltà, però, erano appena cominciate. Quando, durante una fiera di beneficenza a Forlimpopoli, il mio libro venne offerto come premio, chi lo vinse lo derise e lo rivendette al tabaccaio. Era un colpo basso, ma non l’ultimo. Anche la rivista a cui lo avevo inviato per una recensione sbagliò persino il titolo, inserendolo tra i libri “ricevuti” senza una parola di critica.

Il destino, però, aveva in serbo una sorpresa. Un uomo di grande ingegno, il professor Paolo Mantegazza, intuì subito che il mio lavoro aveva valore. Con un sorriso disse: “Con questo libro avete fatto un’opera buona. Vi auguro cento edizioni!”. Io, incredulo, replicai: “Sarei felice di arrivare a due!”. Ma Mantegazza, con il suo straordinario intuito, lo elogiò pubblicamente durante due conferenze, e finalmente il mio libro iniziò a farsi strada.

Lentamente, ma inesorabilmente, le copie cominciarono a vendere. La prima edizione fu seguita dalla seconda, e poi dalla terza. Mille copie diventavano duemila, poi tremila, e poi ancora di più. La richiesta cresceva, ed io, meravigliato da questo successo inaspettato, continuavo a far ristampare il mio libro, migliorandolo ad ogni nuova edizione, aggiungendo nuove ricette, sempre più curate e sperimentate.

Col passare del tempo, le vendite aumentarono. Si tiravano copie a migliaia, diecimila per volta, edizione dopo edizione. Il libro, che inizialmente avevo pensato fosse destinato all’oblio, divenne sempre più popolare, e non solo tra il grande pubblico, ma anche tra studiosi e persone di cultura. Era ormai chiaro che la mia fatica culinaria, nata da un amore genuino per la cucina, stava trovando il suo posto nelle case e nei cuori di molte persone.

Così, arrivai alla trentacinquesima edizione. Più di duecentottantatremila copie erano state stampate, un numero che mai avrei immaginato quando, timido e incerto, avevo iniziato questa avventura. La cucina, che spesso si presenta come una piccola truffatrice, pronta a far disperare chi la affronta, si rivelava invece una fonte di piacere e soddisfazione per chi, con pazienza e dedizione, si lasciava conquistare.

E mentre mi guardavo indietro, riflettevo su tutte le umiliazioni, le porte chiuse in faccia e le delusioni che avevo vissuto. Eppure, ora che il mio libro era ampiamente riconosciuto, mi sentivo grato. Grato a quel pubblico che aveva accolto la mia opera, a Mantegazza per il suo sostegno e, soprattutto, alla mia stessa ostinazione. Se avessi ceduto alle critiche e ai rifiuti iniziali, se avessi smesso di credere nel mio lavoro, oggi non sarei qui a raccontare questa storia di successo.

C’è una lezione importante in tutto questo: non importa quanti ostacoli si trovino sul cammino, se si crede davvero in qualcosa, bisogna continuare a lottare. Anche quando sembra che tutto sia contro di te, la perseveranza può portarti lontano, più lontano di quanto tu stesso avresti mai immaginato.

L’Artusi ci ha aperto la strada per conoscere noi stessi e la nostra nazione, un cucchiaio alla volta. Ora tocca a noi prendere in mano il nostro futuro culinario. Basta aprire il libro: approfonditelo e lo scoprirete ancora pieno di sorprese.
(Massimo Bottura, ristampa anastatica prima edizione, Giunti 2011)

LA STORIA

Pellegrino Artusi era un uomo che, in tarda età, trovò la sua vera passione: la cucina. Nato nel 1820 a Forlimpopoli, un piccolo paese della Romagna, Artusi proveniva da una famiglia benestante e passò gran parte della sua vita a Firenze, dove visse una vita tranquilla come mercante. Ma la sua vita prese una svolta inaspettata quando, a 71 anni, decise di scrivere un libro di ricette.

Tutto iniziò con un progetto che gli stava molto a cuore: raccogliere e mettere per iscritto le ricette della cucina italiana, un’idea all’epoca rivoluzionaria. Fino ad allora, infatti, non esisteva un vero e proprio manuale che unisse le diverse tradizioni culinarie del paese. Artusi, amante della cucina e curioso di tutto ciò che riguardava il cibo, iniziò a raccogliere ricette da ogni angolo d’Italia, provandole e perfezionandole con cura nella sua cucina fiorentina.

Il suo primo libro, intitolato *La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene*, fu un’opera nata da passione e perseveranza. Tuttavia, non fu facile farlo pubblicare. Artusi si scontrò subito con diversi rifiuti: molti editori non credevano che un libro di cucina potesse avere successo. Alcuni lo derisero, mentre altri lo ignorarono completamente. Artusi, però, non si arrese. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, decise di pubblicarlo a proprie spese.

Nonostante le difficoltà iniziali, la fortuna cominciò a girare a suo favore. La prima edizione del libro vendette bene, ma con il passare del tempo e il passaparola, divenne un vero e proprio fenomeno. Artusi continuò a migliorare il suo libro, aggiungendo nuove ricette e ascoltando i suggerimenti dei lettori, fino a raggiungere trentadue edizioni in vita!

Il successo del libro fu straordinario, non solo per le gustose ricette che proponeva, ma anche per lo stile con cui Artusi le raccontava: semplice, chiaro, con un tocco di ironia che lo rendeva unico. Non era solo un manuale di cucina, ma una guida pratica per le famiglie italiane, che cercavano di unire gusto e semplicità nei loro piatti quotidiani.

Con il suo libro, Artusi non solo insegnò a cucinare, ma contribuì a unire l’Italia a tavola. In un paese che all’epoca era ancora diviso da tradizioni regionali molto forti, *La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene* divenne un ponte tra Nord e Sud, facendo conoscere piatti toscani ai siciliani e ricette napoletane ai piemontesi.

Artusi morì nel 1911, all’età di 91 anni, ma il suo libro continuò a vivere e a essere ristampato. Oggi è considerato un vero e proprio classico della cucina italiana e il suo autore viene ricordato come il padre della gastronomia domestica del nostro paese.

La storia di Pellegrino Artusi è quella di un uomo che, con determinazione e passione, riuscì a trasformare la cucina in un’arte alla portata di tutti, lasciando un’eredità culinaria che ha influenzato generazioni di cuochi e appassionati.

scritto da

Emanuele Piva

Enos Rizzotti

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