Sunday, November 30, 2025
Insolita cultura

La pagella italiana: pagare per credere!

Tra pochi giorni finiranno le scuole e inizieranno le vacanze per molti scolari. Tutto bello ma la pagella? Eh si! ci sarà anche questo ultimo ostacolo da superare. Incrociamo le dita per il meglio allora. 

Ma chi ha inventato questa “tortura” cartacea? Si’ perché pagella, dal latino pagellam, ovvero piccola pagina,  non ha proprio nulla a che fare con i romani; la sua invenzione si deve invece all’imperatore d’Austria Giuseppe II che, il 17 settembre 1783, firmò una legge che imponeva in tutto l’impero di ufficializzare il livello di apprendimento raggiunto dai bambini della scuola elementare introducendo un “certificato scolastico”. Si imponeva quindi di mettere nero su bianco le capacità raggiunte dagli alunni (scrittura e lettura).

In Italia comparirà nel 1861, con l’Unità, ma non era proprio una pagella, solamente un attestato di frequenza e promozione e veniva rilasciata al termine dei sei anni d’istruzione. I voti non c’erano, solamente un breve giudizio.

La pagella venne introdotta ufficialmente in epoca fascista, con il decreto regio del 20 giugno 1926; non era gratuita però e costava circa cinque lire (tre euro suppergiù). Si comprava dal tabaccaio e, siccome non tutte le famiglie potevano permettersela, il pagamento venne abolito.  Venne strumentalizzata per la propaganda di Mussolini al motto di “Libro e moschetto, fascista perfetto”. Inoltre doveva riportare il numero d’iscrizione all’organizzazione giovanile del partito (inutile dire che era obbligatorio).

Si valutavano materie quali: cultura fascista, lettura espressiva, recitazione e… lavori donneschi e manuali. I voti non c’erano ma i giudizi sí: sufficiente, ottimo ec…

Nel 1946 la pagella tornò a pagamento, 10 lire e nel 1947 comparve l’intestazione Repubblica Italiana. Tornò gratuita solamente nel 1963. 

Voti o giudizio? dibattito ancora aperto e ambedue si alternano ciclicamente. Oggi abbiamo anche la pagella elettronica, in buona sostanza viene sostituita la carta a favore di file ma la massa critica è la stessa.

Giudizi, voti, regimi… quante ne ha viste questo pezzo di carta, ora digitale. Ma alla fine serve davvero? 

Emanuele Piva

 

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