BRAVO! Questa brutta parola sconosciuta…
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Qualche sera fa, ero a teatro per vedere una commedia di Goldoni, la Locandiera, una rappresentazione che ti piega dal ridere e che consiglio a tutti una volta nella vita quando, accanto a me, un signore inglese si alza in piedi alla fine del secondo atto e grida entusiasta all’attrice che interpreta Mirandolina (la Locandiera appunto) “BRAVO, BRAVO!”.
Mi sistemo gli occhiali e provo a vedere se l’attrice non sia in realtà un attore e il mio vicino inglese sapesse qualcosa che io ignoravo. Alla fine, vinto dalla curiosità, mi giro verso questo gentleman e gli chiedo lumi. Mi risponde con la solita flemma inglese, senza scomporsi, non distogliendo neppure lo sguardo dal palcoscenico e cosi apprendo una verità interessante. Per gli stranieri, la parola BRAVO non è un aggettivo e quindi non concorda con la parola a cui si riferisce. Insomma, non esiste: bravo, brava, bravi e brave come da noi. Ecco svelato il primo mistero. Continua dicendomi che questa usanza è stata introdotta un paio di secoli fa dagli spettatori stranieri di opere liriche italiane che, pur non conoscendo la lingua, per esprimere la loro ammirazione, verso i cantanti, hanno imparato questa parola e hanno cominciato ad usarla anche loro durante l’applauso, dopo un’aria ben riuscita.
Ringrazio per la delucidazione e torno a guardarmi lo spettacolo.
BRAVO è stata introdotta anche in altri contesti, come concerti, opere teatrali e spettacoli d’intrattenimento, arrivando fino ai nostri giorni. La possiamo trovare persino in moltissimi vocabolari stranieri.
Ma cosa significa l’aggettivo bravo in italiano? Parliamo di qualcuno che dimostra grande perizia nello svolgimento di un compito o che riesce bene in qualche attività, un significato molto positivo, insomma. In passato però questa espressione indicava qualcuno che non aveva proprio buone intenzioni. Diciamo che era invece una persona feroce, malvagia e senza scrupoli. Bravo probabilmente deriva dal latino barbarus (persone straniere, rozze, crudeli e cattive); oppure dal latino praus: malvagio, cattivo. Nel XV secolo, un bravo era una persona abile, capace di raggiungere i risultati (specialmente in guerra), ma anche senza scrupoli contro gli avversari. Basti pensare ai BRAVI, i tirapiedi di Don Rodrigo nei Promessi Sposi: sgherri al soldo dei signori, capaci criminali e talvolta assassini. A pensarci rimangono ancora tracce di questo oscuro passato della parola bravo, perlopiù parole derivate che sono d’uso comune. Notte brava: notte all’insegna del rischio e della trasgressione o una notte di divertimento sfrenato. Bravata: azione rischiosa, di millanteria, per dimostrare il proprio coraggio e le proprie virtù. Uscito dalla commedia comunque non ho potuto che sorridere, pensando che forse, BRAVO è stata la prima parola internazionalizzata a mutare, divenendo capostipite a sua insaputa dell’ormai abusato e nuovo linguaggio del “politicamente corretto”.
da I Promessi Sposi
Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra … vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto… a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi.
Emanuele Piva

