Tuesday, April 14, 2026
Insolita cultura

I briganti italiani

Tutti conosciamo la figura di Robin Hood, il principe dei ladri, l’uomo che nel bosco rubava ai ricchi per dare ai poveri, l’eroe che ha attraversato il bosco ed è finito nella tradizione medievale inglese, nelle ballate e nei cinema.

Però, qualcuno di simile lo abbiamo avuto anche noi in Italia; casi vicini dove il mito li ha resi più “eroi” di quanto le fonti storiche dicano.

Raccontiamo di Fra Diavolo, Marco Sciarra e Ghino di Tacco. 

Ghino di Tacco (XIII secolo) era toscano, occupava la rocca di Radicofani e assaltava i viaggiatori sulla via Francigena. Due parole le spende anche Boccaccio che affermava quanto il brigante, rubava ai ricchi ma trattava bene le persone oneste. Celebre l’episodio di restituzione di una parte di furto in denaro a un cardinale. Il gesto gli valse l’appellativo di fuorilegge cavalleresco. 

Balziamo avanti di tre secoli e Marco Sciarra ripropone lo stesso schema anche se la figura era decisamente più coinvolta in rapine e violenza, tipiche del tempo e meno nobile. Vissuto tra Abruzzo, Lazio e Marche piaceva alla gente che lo rese iconico con la frase: “Viva Marco Sciarra, nemico dei preti e amico dei poveri”. 

E concludiamo con Fra Diavolo (Michele Pezza, 1771-1806). Combattente contro le truppe francesi, fu un guerrigliero del Regno di Napoli durante le guerre napoleoniche. Militava tra Lazio e Campania e numerose storie lo vedono aiutare i contadini oppressi. In realtà era un brigante, capo militare irregolare e carismatico, finito sulla forca dai francesi nel 1806.

I briganti, i Robin Hood italiani venivano visti, soprattutto al Sud, una forma di speranza contro le tasse, eserciti o i governi.

Potremmo un giorno romanzarli? Perché no, in tempi difficili, una bella storia da raccontare aiuta sempre.

Emanuele Piva

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